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Saremo mare e torre – racconto di Veronica Notaro

Saremo mare e torre - racconto di Veronica Notaro

L’energia del mare Adriatico che batte copiosamente sugli scogli. Mi piacerebbe possederla. Quest’ammasso d’acqua, a tratti calmo, ad altri rabbioso, sembra amare l’abitudine, a differenza di me. Io dinanzi alle abitudini scappo ma, al tempo stesso, fuggo dalle novità. Mi mettono ansia, paura, non saprei.
Sarebbe anche tempo di smetterla e magari fare come quel gabbiano laggiù, che ha puntato la sua preda e andrà sino in fondo. Io, invece, mi fermo sempre un po’ prima, quasi allo scadere del match. E ricomincio, palla al centro. Chi ci sarà dall’altra parte stavolta? Chi sarà l’avversario di turno? Intendo sfidare soprattutto l’amore. Sì, proprio in questo modo.

La vecchia torre, baluardo di altrettante vecchie vite e glorie, sa tutto, o quasi, di me. Ascolta i miei pensieri da diverso tempo, ormai. Almeno una volta a settimana, da circa un anno, raggiungo questo posto. Nessuno lo sa, fatta eccezione per la gente, poca, che arriva dopo, nelle belle giornate per fare una passeggiata. Ho preso questa abitudine, l’unica da cui non fuggo. “Tutto il resto è noia”, proprio come cantava Franco Califano.
Laura, Claudia, Giada, Eleonora, Silvia, e tante altre. Sono solo onde del mare del mio bisogno d’amore o, volendo essere decisamente meno romantici, della mia necessità di condurre il gioco, decidere per me e per gli altri, sputare sentenze e vivere ogni relazione assecondando la mia non voglia di espormi, legarmi, lasciarmi andare. Ripeto, resto sempre un passo indietro. Mi blocco in anticipo, di poco alle volte, ma lo faccio.

So benissimo che dall’altra parte il punto di vista potrebbe essere ben diverso: quelle donne direbbero che mi fermo troppo tardi, che dovrei capire molto prima di non voler amore, vero, e renderle partecipi dei miei propositi, senza deluderle e/o illuderle. Hanno ragione, per carità! Ma son fatto così.
Anche con Anna, forse, mi comporterò alla stessa maniera. Dico forse perché sono confuso, e non mi succedeva da un bel po’…è bella lei, molto, mi tiene testa, e ciò mi fa letteralmente impazzire. Per una volta sono spaesato, io, proprio io, sempre con le idee pressoché chiare. Claudia voleva sposarmi, Eleonora desiderava dei figli da me. Sì, da me! Io che sprizzo immaturità da tutti i pori! Ma essere immaturi o maturi cos’è?

Mi vengono in mente questi versi “Immaturi… noi che andiamo controvento ma che infondo il vento non ci sfiora mai”. Ben detto Alex (Britti)! Io vado controvento, ma il vento sembra non sfiorarmi, non tenta neppure di acciuffarmi.
E l’amore? Non ne parliamo. Ma poi cosa si intende per amore? Suppongo sia donare anima e corpo a qualcuno. Ecco, è l’atto del donare che mi frega. Sono capace di ricevere, mettere in crisi la capacità degli altri di dare, mentre io mi sento invincibile e intoccabile su quel piano.
Penso che ci sia gente nata per ricevere soltanto e io, forse, appartengo a questa schiera. Non sono come gli altri, simili a fette biscottate perfettamente allineate, che quando ne prendi una tutte le altre si sbriciolano. Le persone fragili, che danno troppo bene o amore, incondizionatamente, sono così, si sgretolano in briciole d’anima e cuore, che difficilmente si ricompongono per restituire interezza.

Il mare continua a guardarmi o io guardo lui? Trasmette calma, forse solo apparente, nonostante la tramontana…sembra invocare col pensiero le risate estive sulle spiagge vicine. Ne vedo la trasparenza, la genuinità e la purezza, andando oltre le vite che ci nuotano, sorridono, piangono, vivono.
Squilla il telefono…accidenti! È Anna. Mi chiede di raggiungerla. Faremo l’amore, chissà. Ci ritroveremo interi, nudi e trasparenti, sconfinatamente mossi, come il mare; fieri, soddisfatti, baluardi di noi stessi, come la vecchia torre. Saremo mare, torre e noi, assieme. Se lo vorrà, se lo vorrò.

 

Veronica Notaro

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