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Un’estate speciale – racconto di Federico Musazzi

Un’estate speciale - racconto di Federico Musazzi

“Questa sarà un’estate speciale!” esordisco così, quasi non credendo alle mie parole, che avrei pensato impronunciabili solo qualche tempo fa, di fronte alla prospettiva di una vacanza da passare a casa.
Niente mete esotiche, da scegliere puntando il dito a caso sul mappamondo per sfidare la sorte, nessuna serata presa a pianificare viaggi avventurosi dall’altra parte del globo e zero valigie da riempire.
Nulla di tutto ciò, quest’estate la nostra avventura la viviamo tra i giardinetti e casa. Con orari ferrei. Al massimo qualche puntatina fuori porta, scegliendo sempre partenze intelligenti per evitare di rimanere imbottigliati nel traffico.
“Sei sicuro che non vuoi provare a cercare comunque una soluzione, magari un po’ più tranquilla?” mi chiede Mara, conoscendo il mio carattere insofferente a qualsiasi forma di coercizione domestica.
In realtà lo sappiamo benissimo tutt’e due: quelle che ci attendono saranno tre settimane da sballo. Luca e Davide sono alla prima estate della loro vita e Gabriele, ormai grande al terzo giro di boa, scoppia dall’eccitazione di fronte alla prospettiva di passare un periodo finalmente con mamma, papà e i suoi nuovi fratellini.
Non fa nulla se, io e mia moglie, non siamo riusciti a trovare una meta che soddisfacesse le esigenze di tutti e ancora meno ci importa se quella meta, che forse anche ci sarebbe, non è alla portata delle nostre tasche, ora che dobbiamo fare i conti non più solo con noi stessi.
Milano sa essere bella se la si vive con lo spirito giusto ed agosto è il mese migliore per affrontare la città con più leggerezza.
“Magari riusciamo anche a tentare qualche cenetta in un ristorantino all’aperto” azzardo io, ottenendo il plauso di mamma e figlio più grande.
E’ strano pensare come le cose possano cambiare in così poco tempo e come ciò che un tempo ci sembrava scontato, ora, con tre figli e qualche difficoltà di spostamento in più, ci appare come una conquista da assaporare golosamente.
“Papà, papà guarda che bel cielo” mi informa Gabriele, lasciandomi di stucco con il naso all’insù a scoprire che anche sopra alla mia città ci possono essere le stelle. “Dobbiamo partire con la nostra astronave, che cosa aspettiamo”.
Mara ci guarda e sorride. Esausta ma felice prepara i gemellini e li carica sul passeggino, che neppure con una fatica dell’accidenti riusciamo a far entrare nell’ascensore.
Nonostante tutto, la giornata non è ancora finita e anche questa sera, come una vacanza che si rispetti, siamo pronti a uscire per tirare più tardi del solito.
“L’astronave è pronta, avantiii” gridiamo all’unisono io e mia moglie, una volta scesi in strada. Luca e Davide ci guardano perplessi mentre Gabriele si attacca dietro, pronto a conquistare insieme a noi un pianeta che gli occhi di un bambino ci hanno saputo svelare.

 

Federico Musazzi

 

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