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Un amore contrastato – Racconto di Maria Assunta Coppola

Un amore contrastato - Racconto di Maria Assunta Coppola

Era comparsa sulla soglia come una gran matrona nella sua esuberanza fisica depositaria ancestrale dei valori della famiglia, della sacralità del matrimonio, stringeva una scopa dal robusto bastone nella mano destra e cominciava a brandirla minacciosa sugli astanti, bicchieri di vino sospesi brindavano alla “allegria” attorno ai tavoli dove lanterne tremule emanavano una luce tra l’amaranto e il viola sotto ampi ombrelloni a proteggere dall’aria umida della sera.
«Via! Via da casa mia! Andate tutti via! »
«E tu puttana, tornatene da dove sei venuta puttana!»
«Rovina famiglia!» continuava a gridare
e intanto s’avventava su una donna in mezzo a loro.

Sinuosa e avvenente era lei, Deborah.
Danzava con la sua veste colorata fluttuante, gelsomini “smummicavano” il loro odore nello spazio torno torno ai tavoli e lei, danzava innamorata e sensuale e donne e uomini le facevano cerchio, le donne gelose della sua disinvoltura, gli uomini desiderosi di possederla, anche solo per una notte.

Si affacciava sulla soglia del bungalow, la sua dimora in quel tempo, il giardino profumava di iris e giglio e rose, l’estate volgeva alla fine e anche il suo sogno.

«Voglio fuggire con te» le aveva detto lui
«Lascio famiglia e attività e vengo con te, in Canada»
e nell’amplesso piangeva e rideva e cupi suoni e lamenti emetteva nel culmine dell’orgasmo.
«Si, vieni con me, saremo felici» gli sussurrava
e lo baciava a lungo di baci di fuoco. Sulla bocca e sul collo.
– Come era stata ingenua. Che illusa – pensava lei.

La valigia aperta sul letto, si girava, doveva raccogliere le ultime cose, tornava a casa. Su un foglio scriveva, seduta sulla soglia, poco lontano scintillava il mare in quel meriggio di fine estate, quel mare che amava tanto e ogni volta lo osservava, aveva un tuffo al cuore.
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Addio
Amore mio vado via per sempre
qui non c’è posto per me.
Porterò nel cuore le persone che ho amato e
da cui sono stata amata e i paesaggi di mare
ondeggiante sui sassi bianchi o sugli scogli
di avorio e cobalto, i cieli azzurri e il sole dorato
nel giorno, i colori, gli odori, i suoni, le voci, la luna
bianca e la sua pioggia d’argento sul mare della notte.
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Chiudeva il foglio lo metteva in una busta, chiudeva la valigia.

La terrazza si estendeva ampia, tavoli rotondi coperti di candide tovaglie facevano un girotondo d’intorno, al centro di ogni tavolo da vasetti di maiolica uscivano delicate violette, lei scelse il tavolo più vicino alla balaustra di ferro battuto dai decori arabeschi. Guardò di là, la torre diroccata ed i faraglioni innalzarsi nel cielo confuso col mare, ali bianche facevano un giro ovale e poi si posavano immobili sulle creste.
Ordinava un primo ai frutti di mare al cameriere che si era avvicinato. Lui, compariva sotto il porticato del tetto di legno e pilastri di pietra tinteggiata di rosa, vestito di bianco, faceva un cenno di saluto col capo verso di lei che lo guardava di uno sguardo lungo umido.
Lei, si chinava, prendeva dalla borsa di vimini che aveva poggiato a terra la busta, gliela mostrava e la nascondeva sotto il piatto. Lui, ebbe un battito di ciglia e rientrava.

Finiva le ultime valve di cozze e vongole, ne succhiava con voluttà il succo e ne aspirava l’odore.
Diede l’ultimo sguardo attorno a sé come imprimerlo nella memoria.
Alberelli di buganvillea, oleandri, si arrampicavano sinuosi lungo i pilastri del portico, sulla destra la terrazza digradava tra sedie e divani in ferro intarsiato e siepi di fiori bianchi e lilla, sulla sinistra una scaletta a chiocciola di rame e zinco portava ad un ammezzato. Chiuse gli occhi al ricordo. Una morsa bruciante le attanagliava il cuore
– Mai più, mai più –

Si alzava. La sua gonna leggera frusciava nell’alzarsi e nell’andare via. Stavolta per sempre.

 

Maria Assunta Coppola

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