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Ultimo Pensiero – Racconto di Clary Sharpe

Ultimo Pensiero - Racconto di Clary Sharpe

In realtà non so cosa dire.
Il punto è che sto per morire e questo sarà il mio ultimo pensiero.
Tutti hanno un ultimo pensiero; alcuni perdono il tempo a piangersi addosso, altri pregano, altri ancora ripensano alla propria esistenza. Poi ci sono quelli che maledicono il mondo perché la loro vita è finita, ma quella degli altri va avanti; quelli che dicono che no, non stanno per morire , vogliono solo fare due chiacchiere con il Creatore perché è da molto tempo che non si vedono; e poi ci sono gli eroi che muoiono dicendosi: “Ho fatto l’azione buona del giorno, Paradiso sto arrivando!”.
Ecco, anche io devo fare il mio ultimo pensiero, un po’ perché è una specie di tradizione, un po’ perché voglio farlo.
Io non mi piangerò addosso, non pregherò (il Creatore mi scuserà se sono agnostica, magari dopo, se avrò la possibilità d’incontrarlo, gli spiegherò le mie ragioni) e non maledirò il mondo. Non ne ho motivo.
Devo precisare, inoltre, che la mia non è una morte da eroe.
Stasera sono uscita per andare ad una festa.
“Tesoro, non bere se devi guidare, l’alcol è tuo nemico” dice affettuosamente mia madre, sedendosi sul bordo del mio letto mentre io m’infilo un abitino bianco.
“Mamma, Gesù ha detto di fare dei nostri nemici i nostri amici!” ridacchio.
Ma ovviamente so che ha ragione e bevo solo una Coca alla festa, orgogliosa di me.
Ciò che non potevo sapere, però, è che quello che guidava l’auto che mi è venuta addosso aveva preso alla lettera il consiglio di Gesù e provando a farsi l’alcol amico si è ubriacato. Credete che possa chiedere a Gesù di non fare frasi così ambigue la prossima volta che farà una capatina a Gerusalemme? Giusto per evitare che un’altra diciottenne muoia sull’asfalto di una strada.
Va bene, sto divagando, non è questo il mio ultimo pensiero; cioè non voglio che sia questo il mio ultimo pensiero.
Potrei pensare a ciò che ho avuto o a ciò che non ho avuto, ma non voglio farlo. Insomma, io non mi lamento di come è andata la mia vita.
Avevo una grande donna al fianco che ho avuto l’onore di chiamare “mamma”, una bella casa, un gatto obeso … cavolo, spero che lassù abbiano il telefono o un computer o chi ricorderà a mia madre di dare da mangiare a Sparky?
Sto divagando di nuovo, non posso morire pensando al cibo per gatti …
Ma a cosa si pensa prima di morire? A questo? Mi aspettavo qualcosa di più eccitante.
Sto morendo, e allora? Cavolo, me la sono goduta fino alla fine e sono contenta che altri potranno godersi ciò che ho avuto io più a lungo di me.
Lascio il mio posto sulla terra e il compito di ricordarmi a chi mi ha amato. Credo sia questo morire. E’ lasciare il ricordo di noi.
Quindi impegnatevi affinché il vostro ricordo sia piacevole; nessuno vuole ricordare un mezzo ubriaco che fraintende i consigli di Gesù e ammazza gente sulla strada.
Credo sia più carino ricordare la padrona di un gatto sovrappeso che tornava sobria dall’ultima festa della sua vita con un vestito bianco e rosso. Oh, no, cavolo, il vestito era solo bianco; il rosso è il mio sangue.
Ricordatemi così come vi sto parlando e ciò che vi ho detto e, per quel poco che vale o che vi può interessare, seguitelo.
Il nostro tempo non è illimitato; c’è chi lo finisce prima e chi dopo, chi lo usa bene e chi male. Sta a voi scegliere.

Non so dove mi trovo; magari è la sala d’aspetto del Paradiso.
Magari è possibile chiedere un colloquio con Dio.
Magari un giorno ci rivediamo e vi unite a noi per discutere.

 

Clary Sharpe

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