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Spuma – racconto di Federica Auriemma

Spuma - racconto di Federica Auriemma

Hai mai visto qualcuno piangere?
Qualcuno che ti è caro. O almeno qualcuno che incontri tutti i giorni indipendentemente se lo vuoi vedere o no. Quando le labbra tremano, le guance si vergognano, arrossiscono, come se ci dovessimo vergognare dei nostri sentimenti. Delle emozioni. Di noi, nella nostra profondità.
Chi siamo noi? Un fascio di impressioni?
La fronte si corruga, le sopracciglia si abbassano avvicinandosi al naso, su quella scogliera dove le lacrime si infrangono. L’unico punto di salvezza, dove la tempesta non può arrivare.
La pioggia colpisce la bocca dell’anima, rossa. Come il sangue. “Respira”, gli dico. Respira.
Le onde sbattono contro l’inespugnabile scoglio, provando dolore, ma non urlano. Gemono.
Singhiozzano. Spezzano il suono, come se le parole non dovessero uscire, così vengono infrante.
Cosa hanno di sbagliato? Perché non devono uscire?
E cosa rimane allora? Spuma. Bolle di pensieri immersi nell’oceano dell’anima.
Il corpo si contorce, si raccoglie, come per recuperare tutti i pezzi. Cosa manca?
Le mani li raccolgono. Li tiene stretti. Non devono allontanarsi. Il corpo deve avere tutto in ordine.
Almeno quello che può.
Lui non si copre il viso. Lascia colare l’acqua salata, come ai confini di un mondo piatto. Arriverà in profondità. La raggiungerà, ma non riemergerà, lo so. Lo vedo.
I denti si stringono. Le labbra devono essere serrate.
“Non fate fuoriuscire altri sentimenti! Barrate le porte.” Questi sono gli ordini.
Ma che senso ha rispettarli? Non ci sono regole per le emozioni. Fuorilegge.
Banditi. Ladri. Almeno loro danno valore a ciò che prendono.
Il calore lo accoglie. Le orecchie scottano.
Gli occhi decorati con venature rossastre, ramificati fino all’iride. Colmi di una nuova luce.
Da dove proviene?, gli domando, non mi risponde.
Eppure…brilla. Come neve caduta al sole.
I colori dell’arcobaleno si uniscono nell’iride, creando un solo colore. Trasparente.
Che colore ha il mare? Il cielo? La luce? Nessuno.
Le parole non possono rappresentare un colore del genere.
Come spiegare il colore dell’anima?
Piangendo.
Così fa lui. Esprime i colori dell’anima. Le emozioni che lo hanno creato, i sentimenti che lo compongono.
Non mi fa piangere. Non mi fa tenerezza. Né pena.
Non mi rende triste. Né angosciata. Non immagino nemmeno di essere in un altro luogo, per non subire il suo pianto. È il luogo dove dovrei essere, accanto a lui. Non per consolarlo.
Non per mentirgli dicendogli “andrà tutto bene”. Ma per fargli i complimenti. Sono fiera di lui.
Lui, adulto, capace ancora di piangere recuperando quell’innocenza infantile. Ritrovando la sua fanciullezza.
Ritrovando la sua umanità, per molti perduta.
“Non devi piangere” si dice, “gli uomini non piangono.”
Da quando gli uomini non possono mostrare ciò che sono?
“Gli uomini non sono deboli” si dice, “Sono forti.”
Si sbaglia a pensarla così, io non ci credo. La sua forza è nell’affrontare la propria debolezza. La sua forza è quella di essere un vero uomo.
Lo osservo. Le lacrime illuminano la sua figura contorta, storpiata, quel corpo rovinato dall’angoscia.
Eppure…
Mai vista creatura più bella.

 

Federica Auriemma

 

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