Scriviamo

Libreriamo

La vecchia cinquecento – racconto di Costia Giaqui

La vecchia cinquecento - racconto di Costia Giaqui

Quel lunedì mattina Fabio si era svegliato male. La notte era stato molto agitato; aveva fatto bagordi fino a tardi, com’era d’abitudine. Alzarsi, per andare a lavorare, era sempre stato per lui un grosso problema esistenziale, perché gli piaceva essere libero e decidere del suo tempo. Già ai tempi della scuola, tutte le sante mattine era una lagna continua al momento che doveva alzarsi. Malgrado ciò aveva conseguito una laurea in medicina ed era riuscito a trovare subito un lavoro presso l’ospedale della sua città e questo gli permetteva di avere del tempo libero, anche perché effettuava i turni. Lo stipendio non era male e ciò gli permetteva un discreto tenore di vita. Poteva divertirsi e di tanto in tanto concedersi qualche viaggio; almeno tre all’anno. Da qualche tempo però una persona, una donna, ricorreva con molta frequenza nei suoi pensieri. La sua figura lo accompagnava durante le fasi della giornata. Il modo di pensare e di vivere la vita era solo suo ed accettava pochi amici con cui condividere le idee, quindi questa donna, nuova per lui, iniziava a dargli fastidio, per la presenza che ricorreva spesso nelle sue azioni. Forse gli ricordava di sua zia Piera che lo assillava su tutto e sempre. Con il padre Antonio aveva un buon rapporto. Decise che un giorno, quando sarebbe andato a pranzo dai genitori ne avrebbe parlato di persona, con suo padre che certamente poteva consigliarlo. L’occasione non tardò a presentarsi. Dopo tre giorni era da loro. Lo accoglievano sempre festosamente, ma suo padre quella volta capì che Fabio voleva confidarsi. Mentre finivano insieme di preparare la tavola Fabio disse: “Sai, babbo, ho conosciuto Adriana, una ragazza che lavora con me all’ospedale, ci siamo visti già qualche volta, siamo usciti con amici e la cosa non mi dispiace. Devi sapere, continuò Fabio, che pensare a lei occupa una buona parte del mio tempo, i miei pensieri sono per lei. Adriana ha delle attenzioni per me, è premurosa, è gentile, credo sia una donna dolcissima, ma tu sai come sono io e questo suo modo che lei ha per me mi spiazza completamente perché non riesco a gestirla. Dovrei cambiare il mio modo di pensare, non so se posso e se ne sarei capace”.

Mentre la madre dava gli ultimi ritocchi al mangiare, quasi pronto per essere servito, il padre gli rispose: “Vedi Fabio, nella vita occorre sapersi districare per vivere tranquilli e sereni. Io non voglio costringerti a fare niente di ciò che tu non vuoi, ma pensa al tuo lavoro che è importante, pensa a cosa vuoi veramente dalla tua vita; fatte queste considerazioni con serenità, avrai le giuste risposte. Mi hai accennato di questa ragazza Adriana, in questo caso le considerazioni che devi fare sono diverse a cominciare da: se ti piace, se stai bene insieme con lei, capire quali sono i suoi pensieri per te. Poi tutto quello che potrà avvenire sarà una conseguenza a tali scelte. Il padre continuò: “Ti piace una famiglia, avere dei bambini? Se è così, non è detto che ad Adriana non piaccia il tuo stile di vita; potreste continuare insieme, finché lo decidete voi, per poi sistemarvi”. La madre stava portando a tavola le lasagne che aveva preparato per Fabio, e invitò a pensare solo a mangiare, poi avrebbero ripreso il loro discorso. Alla fine anche lei voleva dire qualche cosa a tale proposito. Fabio mangiò con gusto e riprese due volte le lasagne; rassicurò sua madre che non avrebbe accettato altro. Mentre gustavano il caffè, la madre desiderava sapere di Adriana, di come si erano conosciuti e da quanto tempo la frequentava. Fabio, seduto sulla poltrona proprio di fronte a lei, abbozzando un sorriso stava ad ascoltarla. Anche suo padre Antonio era lì che aspettava le risposte. Fabio cominciò col guardare prima la mamma e poi suo padre, infine disse: “Credo di volerle bene, ma mi fermo lì, non posso dire che sia amore, forse verrà conoscendola meglio. Per quello che ne so, e da quello che dicono i miei amici ed amiche, Adriana stravede per me. Certe volte in cui avevo dei momenti di sconforto per il lavoro, babbo, a volte le cose non vanno sempre bene come si vorrebbe mi sono ritrovato a pensarla con intensità e a parlarle come se fosse lì con me e ti dico con tutta sincerità, anche se parlavo con me stesso, lei mi ha fatto ritrovare quella serenità per proseguire. Adriana ha due anni meno di me e forse abbiamo frequentato anche l’università insieme anche se non eravamo compagni di corso. Non la ricordo. Suo padre disse: Vedi Fabio, devi cominciare a pensare a quello che dicevo prima, devi decidere da solo, io e tua madre non possiamo obbligarti a nessuna scelta. Se ti senti di iniziare e poi continuare la vita con Adriana libero di farlo, altrimenti libero lo stesso. Sta a te decidere, anche se so per esperienza che sono scelte molto difficili e faticose.

Mentre Fabio voleva replicare, intervenne sua madre che disse: Voi uomini pensate solo da uomini, non vi ponete mai il problema di come la pensa e dovrà gestire la sua vita una donna, provate a pensarci per un po’: intanto deve trovare un uomo che le voglia bene per davvero; con tutti i problemi che oggigiorno si sentono potrebbe desiderare di starsene da sola; in più se lavora vorrà avere anche lei degli svaghi, visitare nuovi posti, condividerli e andarci con chi lei ama e alla fine poi pensare di mettere su famiglia, che per una donna è molto importante. Anche per uomo è importante, ma non fondamentale, da ciò che si sente dire dai ragazzi d’oggi e con molta probabilità la “cosa” è leggermente diversa considerando i due punti di vista. Fabio la interruppe: “Mamma ma queste idee non le devi ripetere, non sono mica più un bambino; scusami se ti sembro seccato. Anche a me piace condividerle; vorrei trovare la persona giusta, ma fino a questo momento non è stato così. Sua madre Piera continuò: Sì lo so che le sai, dite sempre di sapere voi uomini, ma poi alla fine, succedono sempre situazioni spiacevoli. Ti dico, continuò Piera, come poco fa il babbo, queste sono scelte difficili da prendere perché ti cambiano la vita, e devi decidere da solo, puoi ascoltare i nostri consigli, quello che ti dicono i tuoi amici, ma alla fine sei tu in prima persona che deve trovare la strada giusta. Vedi Fabio quando anch’io sentivo questi discorsi dai miei genitori, i tuoi nonni, in me montava una rabbia perché alla fine non mi dicevano niente, non sapevano aiutarmi, ma è giusto così, caro figliolo, perché se qualche cosa è andata male nella mia vita o sono riuscita a stare bene, portò la sua mano su quella di suo marito Antonio, lo devo solo a me per le scelte che ho fatto. Poi guardando Antonio continuò: “anche perché ho trovato una persona speciale che mi ha voluto e mi vuole ancora bene”. Antonio la interruppe e facendole una carezza le disse: “Io ti amo ancora Piera, sarei bugiardo a dirti come la prima volta, ma lo sai benissimo quanto ancora sei importante per me”.
Il figlio rumoreggiava a quelle frasi sdolcinate, ma sapeva benissimo che erano vere, dette con il cuore. Il giorno dopo al bar, mentre era intento a fare colazione Fabio vide entrare Adriana, che lo salutò con un entusiasmo che lo lasciò perplesso. Lui prese l’occasione al volo e la invitò per un caffè. Consumarono la colazione insieme e non ci fu un momento più bello che Fabio ricordasse. Rimasero lì un quarto d’ora, venti minuti, il tempo sembrava si fosse fermato. Non guardarono l’orologio, stavano facendo tardi al lavoro. Quando si avvidero che il bar era meno affollato Adriana chiese: Ma che ore sono? Fabio guardando l’orologio appeso al muro sulla macchina per il caffè rispose: Sono le nove e un quarto! Senza dire nulla si guardarono e, mano nella mano, dissero insieme, proprio come in un coro: Cosa si fa, si va a lavorare o prendiamo una giornata per noi?

Rimasero a guardarsi negli occhi, come innamorati alla prima cotta; non riuscivano ad alzarsi. Il cameriere andò da loro per chiedere se ordinavano qualche altra cosa. Non fu preso in considerazione. Uscirono dal bar insieme, in quella mattinata che si apprestavano a vivere. Il freddo pungente e il cielo terso li faceva stare bene. Iniziarono a scherzare e a ridere per il loro respiri avvolti dal “fumo” che usciva dalle loro bocche e giocherellavano a nascondersi dietro quella nuvoletta momentanea. Fabio si ricordò di un posto a lui caro. Telefonarono al lavoro avvisando che per quel giorno non sarebbero andati. Salirono nella macchina di Adriana che si mise al volante; era contentissima.
Fabio la osservava con uno sguardo a pesce morto, melenzo, tanto che lei gli disse: Non hai mai visto una donna che guida? Fabio non rispose, era lì accanto a lei in silenzio. Allungò la sua mano e l’appoggio sulla gamba destra di Adriana, che ebbe un fremito. Poi come se fosse per conto suo Fabio disse: Ma perché non ti ho conosciuta prima? Perché non ti vedevo fra la gente? Adriana rispose: Che ne so io, se tu non guardavi nella giusta direzione! Risero! Fabio indicava ad Adriana la strada da percorrere. Si ritrovarono sul piazzale di una vecchia chiesetta da cui si godeva un panorama molto suggestivo. Con quella mezza foschia mattutina che iniziava a diradarsi a quell’ora sulla loro città. Rimasero un po’ in macchina, perché il freddo fuori era ancora pungente, ma il sole che si era alzato iniziava a scaldare l’aria. Si raccontarono delle loro vite, fino a quel momento. Adriana per Fabio si svelò essere una donna che sapeva ciò che voleva dalla vita, determinata e dolce allo stesso tempo, vogliosa di fare del bene e aiutare il prossimo tanto che aveva scelto di esercitare la stessa professione di Fabio che più sentiva la sua voce ed ascoltava, più nella sua mente la paragonava a sua madre a cui voleva tanto bene. Ripassarono nella sua mente, tutti i discorsi fatti con i suoi genitori: a voler bene al prossimo, rispettarlo, ma anche saper essere se stessi senza dare un’immagine falsata della propria persona. Tanto prima o poi, le persone che ti circondano, lo capiscono. Scesero dalla macchina e tenendosi per mano s’incamminarono verso il muretto di cinta di quel piccolo spiazzo per ammirare la loro città “fumante”, ma non ancora sveglia del tutto. I pettirossi, e dei passerotti accorsero verso di loro, sperando di poter mangiare qualche cosa. Adriana si ricordò che nella sua borsa portava sempre delle briciole di pane, della sera precedente, proprio per offrirle agli uccellini all’ospedale e quella mattina non aveva assolto tale obbligo. Aprì la borsa ed estrasse la bustina, l’aprì e fece cadere le briciole sul muretto, un po’ più in là, dove gli uccellini erano in attesa, ad aspettare per quella colazione inaspettata. Si strinsero in un caldo abbraccio rimanendo ad osservare la scena semplice, che forse entrambi avevano già visto tante volte, ma che lì in quel posto era unica, irripetibile, perché erano insieme. Rimasero lì ancora un po’, i loro discorsi diventarono più calorosi; di tanto in tanto si scambiavano delle effusioni. Stavano per andare via, che arrivò una macchina, una “cinquecento” vecchio modello, che si fermò proprio davanti al cancello, che immetteva nel piccolo chiosco che si intravedeva, guardando attraverso gli spazi che questi lasciava spiare. Dalla macchina scese una persona di una certa età. Fabio pensò che doveva essere il custode e propose ad Adriana di chiedere se era possibile visitare il chiosco e la chiesa. Si avviarono verso il cancello che quel signore stava aprendo del tutto. Fabio lo salutò, chiedendogli se era possibile fare una visita a quel luogo di culto. Il custode rispose di sì, ma dovevano aspettare perché la chiesa era chiusa. Il chiosco era semplice, ma stare lì furono pervasi da una rilassatezza eccezionale. Il basso bosso disegnava dei giochi, forse studiati con proposito per permettere una piacevole passeggiata per poi avvicinarsi alla fontana posta al centro, come ad una meta ambita. Mentre respiravano a pieni polmoni quell’aria pulita, il custode li chiamò invitandoli ad entrare in chiesa, se volevano, perché aveva aperto.

Rimasero ancora un po’ a camminare fra quei vialetti, che per la stagione erano di un solo colore, un verde intenso. Arrivarono sui quattro gradini della chiesa, rimanendo ad ammirare il portico con i due grandi mosaici, uno a destra e l’altro a sinistra della porta d’ingresso. Quella mattina Fabio sentiva che nell’aria c’era qualche cosa di diverso, di magico. Si domandò se ciò accadeva perché accanto a lui vi fosse Adriana.
Adriana lo stava tirando per un braccio, affinché potessero entrare in chiesa, per ammirare ciò che lei non aveva mai visto di quel luogo. La chiesa non era tanto grande, non faceva poi tanto freddo al suo interno; era tutta raccolta intorno all’altare. Al centro della navata centrale si evidenziavano delle tombe di nobili del posto di epoche passate, e, in alto sulla destra, proprio sopra la porta della sacrestia un piccolo dipinto di Giotto, catturava lo sguardo per i suoi colori molto chiari. Ammirarono quel dipinto per diversi minuti. Chissà quali pensieri, in quel silenzio, frullarono nelle loro teste. Il custode volle accompagnarli giù nella cripta, per far vedere loro una tomba, che non era ancora visitabile perché scoperta da pochi giorni. Con in mano una torcia per uno si avviarono per quelle scale semibuie, iniziando così un viaggio a ritroso nel tempo, in quella cripta, che mostrò loro la tomba di un santo: era quella di S.Secondo definito il patrono delle persone che si incontrano. La tomba si presentava in buono stato. Il custode era contento che i due giovani fossero lì in quel luogo. Sulla tomba un versetto in latino recitava: “Nella serenità della vita, trovate così sempre la dimensione umana che vi contraddistingue per affrontarla nel miglior modo possibile”. Uscirono ringraziando il custode, era stato molto gentile. Rifecero un pezzo del chiosco ed uscirono dal cancello. Mentre si avviavano per ritornare al muretto Fabio si fermò e guardando indietro esclamò: Il cancello è chiuso, non eravamo lì dentro, un minuto fa? Adriana era sbalordita, ritornarono verso il cancello e constatarono che era chiuso, del custode nessuna traccia, tanto meno della macchina. Fabio guardò per terra per vedere su quella ghiaia eventuali tracce delle ruote, non vide nulla! Si guardarono, non sapevano che cosa fare.

Fabio era un fatalista e guardando Adriana disse: Che segno è questo? Che è successo? Forse qualcuno ci vuole bene o sta prendendosi gioco di noi!
Adriana ascoltava in silenzio, ogni tanto alzava la testa e il suo sguardo si fermava sul campanile della chiesa. Gli parve di vedere una luce, lassù in cima. Allungò la mano come per prenderla, ma trovò la mano di Fabio anch’essa protesa verso quel punto. Si guardarono, rimanendo immobili, non sapevano cosa fare. Ritornarono alla macchina, salirono e prima di partire i loro sguardi si incrociarono. Le loro mani si trovarono e Fabio disse: Se vuoi possiamo iniziare da oggi per una vita insieme. Adriana rispose: Se lo vuoi veramente, sarà così, perché anch’io voglio che la nostra vita sia unica e una.
Si ritrovarono abbracciati, mentre si baciavano con passione.
Mentre andavano via in macchina, e non girandosi più all’indietro, la persona del custode si materializzò, mentre riapriva il cancello che dà l’accesso al chiosco e permette di visitare la chiesa.
La “cinquecento” vecchio modello, era lì, parcheggiata subito dopo il cancello sulla sinistra come prima.

 

Costia Giaqui

 

© Riproduzione Riservata
Tags
Commenti
Mostra più commenti

Libreriamo

Un luogo libero dove mettere alla prova il proprio talento di scrittore attraverso la pubblicazione di storie brevi. Un’opportunità per gli appassionati scrittori di mettersi alla prova e dare visibilità dei propri lavori a lettori e case editrici. Clicca qui per partecipare attivamente con i tuoi racconti brevi e condividerli con gli altri.

Utenti online