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La barchetta azzurra – Racconto di Alfonso Di Nardo

La barchetta azzurra – Racconto di Alfonso Di Nardo

Finalmente in spiaggia! E come al solito di buon mattino. Ah, le sane buone abitudini, quelle che si imparano da piccoli e si conservano per tutta la vita. E’ proprio vero, il mattino ha l’oro in bocca,  la spiaggia non è affollata e puoi godertela in tutta tranquillità, magari disteso al sole ad osservare il mare ed ascoltare la sua dolce melodia, a tratti interrotta solo dal verso dei gabbiani.

E se per un attimo socchiudi gli occhi… il  profumo della brezza marina, insieme a quello del primo caffè e al fumo di una sigaretta ti riportano alla mente scene già viste.  E’ così mi rivedo ragazzino, alle otto in punto,  già intento ad esplorare il mio campo di battaglia: la spiaggia, allora come adesso, ancora semivuota, quando laggiù, quasi sul bagnasciuga, scorgevo l’omino delle barche.  Che lavoratore!  A quell’ora aveva già ripulito la parte di arenile a lui assegnata e iniziava ad armeggiare con le iole, bellissimi e veloci natanti a remi che vedevo sfilare sull’acqua, affidati alle mani esperte dei vogatori, come quelle dei maestri d’ascia da cui erano usciti.

Noi ragazzi ci divertivamo tantissimo, quando si dovevano trasferire le barche dal ricovero alla riva, servendoci delle falanghe, appositi assi di legno solcati e ingrassati su cui farle  scivolare. Non era un pescatore, ma aveva lo stesso le mani consumate dalla salsedine e la pelle arsa dal sole. Andava in giro scalzo, indossando solo un paio di pantaloncini e una canotta blu. Una volta lo vidi in giacca e cravatta, sembrava buffo e un tantino impacciato, ma per noi ragazzi restava sempre l’inossidabile omino delle barche. Le barche, se ci penso, sono entrate ben presto nel mio destino. All’epoca erano quasi tutte di legno, poche quelle di vetroresina, ma una di esse custodiva un segreto, ed io la dovevo trovare.

Ricordo che era azzurra come il mare e il solo rivederla, all’inizio della stagione balneare, mi procurava di per sé una grande emozione. Significava che l’avrei rivista ancora, lei, la ragazzina di città, bella, elegante, tutta piena di sé e simpaticamente inconfondibile nel suo perfetto italiano.

Poi… poi l’estate finì,  vennero altre stagioni e nuove emozioni; la vita, infatti, non smette mai di sorprenderti, soprattutto quando all’improvviso arriva il momento di cercare una barchetta azzurra.

 

Alfonso Di Nardo

 

 

 

 

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