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L’ ESTATE tra le migliori estati – Racconto di Daisy Demartino

L' ESTATE tra le migliori estati - Racconto di Daisy Demartino

ROUTE CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA  27 Luglio/4 Agosto 2018 CLAN/FUOCO P.MURDOCCA GRUPPO SCOUT GIOIOSA IONICA 1

Pellegrino chi ti chiama?

Che forza misteriosa ti attrae?

Così recita una poesia sul cammino di Santiago.

Nel mio caso la scintilla è nata a gennaio scorso, quando per una battuta, “andiamo a Santiago”, tutto diventò così serio!

Una volta presa la decisione si è già partiti interiormente non c’è nulla da fare…

Partire vuol dire lasciare tutte le sicurezze per entrare nella “precarietà” senza sapere quello che troverai lungo il percorso, lasciare tutto il superfluo che ingombra la nostra vita per ritrovare l’essenzialità: tutto quello che ti serve sta nel tuo zaino e lo zaino deve essere leggero.

Partire senza misurare il tempo e dopo appena un giorno di cammino, subentra un senso di calma e di pace. Tutto quello che occupava le mie giornate sembra già lontanissimo e sconosciuto. La sola cosa da fare è andare, camminare.

Il cammino si scopre facendolo!

E’ una esperienza di vita, personale, difficile da raccontare. Non so perché, ma sul cammino sono sempre stata contenta. Ci sono andata contenta e ne sono ritornata contenta, felice di tutto ciò che ho vissuto.

Quello che fa del cammino qualcosa di diverso dall’andare per sentieri è la meta e la sensazione che a Santiago c’è qualcuno ad aspettarci, un incontro che attendi da tempo.La destinazione dà senso alla marcia. Se la vita non porta da nessuna parte non siamo dei pellegrini, siamo dei vagabondi.

La magia del cammino sta nell’entusiasmo con cui ogni mattina si riparte qualunque sia il tempo, la fatica, le vesciche (che fortunatamente non ho avuto) e qualunque sia la lingua ci si saluta sempre con “buen camino”.

La magia sta nel sentire che siamo parte di un flusso secolare. Si mettono i propri passi nei passi dei milioni di passi che sono passati prima di noi su quella strada. Un continuo alternarsi di dubbi e certezze, si devono cercare e saper  scorgere i segni,  per trovare la via  da percorrere e il senso di quello che stiamo facendo.

Non ci si volta indietro, non puoi rinunciare, perché non hai pace fin ché non torni a completare il cammino.

In un mondo che si muove velocemente, qui si impara a muoversi al ritmo del nostro corpo, senza fretta alla ricerca di un’armonia perduta.  Ci si lascia fare dal cammino, si diventa il cammino stesso, lasciandosi condurre dallo spirito e dal cuore, questo non manca mai.

Si trova la pace nella natura, nel ritmo naturale, nel ridurre a poche cose le necessità giornaliere.

Il corpo impegnato per ore nel continuo movimento dei passi lascia lo spirito libero di vagare, e nella mente scorrono immagini, parole,  senza un ordine preciso come se il cervello ritrovasse una libertà, senza alcuna influenza da parte della società.

Risuonavano nella mia mente, fortunatamente risuonano ancora a distanza di una settimana, frasi, pensieri, certezze della mia vita, ma anche paure.

In un mondo di rumori e frastuono qui, sul cammino, spesso è il silenzio l’unico rumore che ci fa compagnia, misto alle voci ed al sostegno dei tuoi compagni di avventura.

E poi di colpo ad interrompere il silenzio  un’ improvvisa esplosione di colori di un prato,  una distese, mucche che pascolano beate, ruscelli che scorrono sotto i tuoi piedi,  resti incantato  a contemplare  le bellezze del creato.

E così ci si ritrova senza accorgersi a rendere grazie.

Ma poi vogliamo parlare della gioia della pioggia, se ti lasci andare, anche camminare sotto l’acqua  è bellissimo e, mentre ripiegata, ti nascondi sotto il poncho e abbassi la testa per ripararti dalla pioggia senti che puoi resistere e che puoi farcela. In quel momento senti che Dio sta camminando con te.

E ritrovi Dio anche quando sul cammino avvengono incontri, sorprendenti incontri, nel momento in cui meno te li aspetti ed è incredibile la facilità con cui dopo appena poche ore di cammino si possa instaurare un rapporto di amicizia con persone mai viste prima, persone provenienti da tutte le parti del mondo.

Quanta gente, quanta diversità. Ognuno porta con sé il segreto del suo cammino, tutti alla ricerca di qualcosa.

Dagli incontri si impara la gratuità perché bisogna imparare ad apprezzarli senza attaccarsi apprezzare il dono dell’incontro in quanto tale.

Sono stata sempre colpita dalle tante donne sole che ho incontrato. Le considero molto coraggiose  perché affrontano la solitudine, le paure  e  tutto il positivo e il negativo che può succedere. Devono sapersela cavare da sole, cosa che per me è ancora un piccolo scoglio da superare. Ho goduto dei miei momenti sola, del silenzio, del guardare dietro e non vedere nessuno, ma ho fatto il cammino con altri 11 compagni, che sono stati risorsa, tutto è sempre stato molto “semplice”.

Questo tipo di vita e di rapporti ha qualcosa di semplice e meraviglioso che crea comunità.

Non si è pellegrini da soli, lo si è con gli altri, in mezzo agli altri. Non interessa che cosa fa uno nella vita di tutti i giorni, tutti i pellegrini sono uguali non c’è ricco, né povero, né debole, né forte.  Perché sotto il peso di uno zaino e dentro delle scarpe sporche di terra, non ci si sente superiore a chi ha abiti semplici.

Negli ultimi giorni, più ci si avvicina a Santiago, meno si ha voglia di arrivare, non si vuole che tutto questo finisca. Non si ha voglia di   lasciare questa atmosfera, questo modo di vivere.

Il giorno del arrivo si provano sentimenti diversi, gioia, sorpresa, tristezza, straniamento, nostalgia.

Gioia perché si è raggiunta la meta. Sorpresa di essere lì, tanto che molti restano a lungo sdraiati nella piazza a guardare la cattedrale increduli, come d’altronde è.successo, quasi come un meccanismo naturalmente e spontaneo.

Sorpresa di essere riusciti in quello che non credevi e in una maniera del tutto naturale. Al rientro a  casa spesso mi è stato chiesto come è possibile camminare così tanto. Eppure è possibile e senza essere eroi, come dice una famosa canzone.

Si prova tristezza perché il sogno è terminato, la semplicità si sta per perdere, si deve ritornare alla vita di tutti i giorni.

Avvertiamo un senso di smarrimento.

Non siamo ancora pronti al ritmo della vita normale, perciò si avverte ancor di più il bisogno di ritrovare quella calma e quel silenzio che ci hanno accompagnato per tanti giorni. Così ci si rifugia in cattedrale per la messa del pellegrino, puntuale ogni giorno alle 12, e li ci avvolge qualcosa di inspiegabile, un’ insieme di cuore mente e corpo  dove rendere grazie a Dio per quello che hai vissuto, per i forti rapporti che hai costruito, per quello che hai ricevuto e dato.

Nel giro di due giorni di permanenza a Santiago ho cercato di cogliere ogni attimo di ciò che mi donava. E solo ora inizio a capire che il Cammino di Santiago comincia al ritorno.

Andata e ritorno sono due viaggi differenti, al ritorno  c’è un cambiamento di prospettiva.

Si ritorna  con il cuore e lo spirito leggeri, anche se le lacrime di nostalgia scendono sole lungo il viso. Si cerca di essere più essenziali, più tolleranti, più in pace con noi stessi.

Un grazie però lo devo dire oltre al cammino, a me stessa, ma specialmente a voi Francesco Attachi, Maria Demartino, Chiara Alì,Simone Alì, Alessio Alì,Benedetta Ritorto,Martina Trichilo,Michela Logozzo,Lorenzo Attachi,Maria Lorenza Petrolo,Giulia Murdocca

#ESPERIENZECHELASCIANOILSEGNO 🌎❤👣

“Dio illumina le nostre anime di una luce inattesa e scopriamo che in noi al di là di una parte di oscurità c’è soprattutto il mistero della Sua presenza.”

 

Daisy Demartino


 

 

 

 

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