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Il sapore dell’addio – di Emanuele Turnu

Il sapore dell'addio - di Emanuele Turnu

Mi massaggiai la guancia mentre la osservavo, interdetto. Il suoi occhi erano brace viva, il suo sguardo era incandescente come lava mentre dalla sua bocca eruttavano miriadi di parole come una pioggia di lapilli. Bruciavano sulla pelle.
A volte il dolore neanche arrivi a sentirlo. Sei sopraffatto dallo stupore. Non ti saresti mai immaginato che lei avrebbe mai potuto dirti quelle parole o compiere quel gesto ed invece tutto ti arriva addosso improvvisamente. Così crolla il tuo indistruttibile castello fatto di incrollabili idee personali e ti trovi nudo ed indifeso in balia degli eventi.
“Come avresti mai potuto pensare che io potessi accettare una cosa del genere?”
Le tremavano convulsamente le mani mentre mi sputò in faccia la sua rabbia con una frase detta come se fosse una unica interminabile parola.
Guardai il mare nero che si apriva dentro di me. Pronto ad inghiottirmi con tutte le mie inutili convinzioni. Ero affranto, indifendibile ed arreso. Pronto ad annegare.
“Perché non dovevo? Perché avrei dovuto rinunciare? In nome di quale motivo avrei dovuto dire di no?”
La guancia cominciava a pulsare dal dolore.
“Avrei dovuto rinunciare a quella proposta? Per quale motivo?
Non ero certo di te. Non lo sono mai stato! Non mi hai mai dato modo di esserlo. Ecco il perché!”
Gli occhi di lei si fecero liquidi, colmi come erano di lacrime mentre si avvicinò a lui.
“So che sono una donna complicata. Che non lascio trasparire le emozioni che mi porto dentro e che a volte rendo la vita di chi mi sta vicino impossibile ma questo non vuol dure che io non ti ami. Per me è sempre stato tutto così difficile. Ho sempre dovuto lottare per difendere me stessa da tutto e da tutti. Lo faccio da una vita.
È sempre stata una continua lotta con il mondo intero e non ti ho mai fatto mistero del modo in cui sono fatta”.
Ora le sue labbra erano sopra le mie. Si schiusero sulla mia bocca donandomi un bacio che sapeva del sapore del mare di lacrime che scendevano copiose dai suoi occhi. La strinsi forte, ricambiando il bacio. Il nostro ultimo bacio. Perché l’ultimo bacio? Perché sono sciocco. Perché sono un vile. Perché sono solo un uomo come tanti che non sa confrontarsi con la realtà e rifugge dalle sue paure in un unico modo: scappando.
Quanto è salato e penetrante il sapore dell’addio!
Prima o poi morirò affogato nel mare dei miei silenzi, tra le onde dei miei rimpianti. Sarò il naufrago alla deriva dei miei sogni inespressi e del mio essere incompleto per l’eternità. Devo soltanto imparare ad accettare questa mia perenne resa. quella di un uomo che a volte è inutilmente coerente con la propria natura e che non sa cogliere l’attimo se non quando lo vede svanire via come una stella cometa. ogni volta cerco di aggrapparmi alla sua coda ma non riesco che a sfiorarne soltanto la scia
Sono solo un uomo fatto di carne ed errori. così sono nato e così continuerò ad essere per tutta la mia vita. E così sia.

 

Emanuele Turnu

© Riproduzione Riservata
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