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Il mio trauma giornaliero – racconto di Gabriele Longo

Il mio trauma giornaliero - racconto di Gabriele Longo

Ho una gravissima malattia. Ho un trauma giornaliero . La mia è una malattia progressivamente degenerante. Devo anche dire che oramai è diventata così parte di me che le ho voluto dare un nome : Francesca.
Francesca, nonché mio trauma giornaliero, non è cattiva. Lei non ha idea di cosa sia un trauma giornaliero. Lei non sa di essere diventata la mia malattia. Probabilmente ora vi state chiedendo cosa sia esattamente un trauma giornaliero. Ebbene un trauma giornaliero è un trauma che decidi di procurarti. È un dolore che scegli di vivere. Si chiama trauma giornaliero perché ogni giorno in cui decidi di viverlo diventa più forte, diventa più trauma. Ma non abbiate paura non è una malattia mortale. Anzi, il mio trauma, Francesca, è così forte che non posso più farne a meno. Non posso passare un giorno senza di lei. Senza vedere il suo sorriso. Senza sentire la sua voce. Senza respirare le sue paure. Io ho paura, ma non del trauma; no, io ho paura che un giorno questa malattia mi passi. Ho paura di star bene. Ho paura di dipendere da me. E dipendere da sé stessi richiede una grande forza. Io di forze non ne ho. Non più. Francesca mi ha tolto tutte le forze che avevo. Sono debole. Sono debole perché Lei è forte. Ma quando Lei è debole io sono sempre forte. Devo esserlo. Per rafforzare Lei. Per far sì che questa malattia non mi passi mai. Anche se tutti mi dicono che dovrei guarire. Perfino Lei. Anzi no. Francesca è convinta che io sia guarito. Questo perché quando hai una malattia da tanto tempo impari a nasconderla. A mascherarla. Che poi, se solo Francesca mi fissasse per otto secondi dritto negli occhi, lo capirebbe anche Lei quanto sono malato. Gli occhi, beh, gli occhi non sono mai stati bravi a mentire. Forse sono proprio i miei Occhi che mi hanno fatto ammalare. Dovete sapere che i miei Occhi non si ricaricano più col sonno. I miei Occhi si ricaricano col mio trauma giornaliero. Quando sono stanchi chiedono un aiuto, uno sforzo al Cervello. Quando sono stanchi chiedono di vedere Francesca anche se Lei non c’è. E se vengono accontentati riescono a stare aperti. E se non vengono accontentati iniziano a perdere lacrime.
Il sonno è solo la stanchezza del mio Cervello. È solo assenza di pensieri. Assenza di Francesca. Perciò i miei occhi si chiudono. Come lo stomaco. O il Cuore.
In realtà non saprei dire chi sia il più ammalato all’interno del mio corpo. Se sia proprio il Cuore, Lui che è il creatore di questa malattia stupendamente dolorosa, Lui che La fa sopravvivere nonostante tutto e tutti. Lui che ha sempre male. Lui che ha sempre un pugnale che lo trafigge. Lui che è sempre debole. È sempre tremolante. Ma non si ferma per fortuna. O forse non vuole fermarsi. Non vuole perché anche Lui tutti i giorni vuole un po’ di Francesca . Secondo me, in realtà, continuerà a non fermarsi fino a quando non avrà battuto sul Cuore di Francesca. Nel momento in cui avrà sincronizzato anche solo un battito con quel Cuore, nel momento che avrà il suo Cuore preferito appoggiato su sé stesso, nel momento in cui sentirà quanto è dolce il Suo battito. In quel momento potrebbe anche decidere di smettere di vivere, o semplicemente di rimanere vivo solo nel battito di Francesca.
Anche lo Stomaco soffre tantissimo. Lo sento sempre che piange. Piange perché ogni giorno il trauma gli toglie un po’ di cibo. Piange perché ogni giorno il trauma inconsapevolmente lo prende a pugni. Inconsapevolmente però. I pugni li sento lo stesso però.
Il Cervello non è malato, è solo stanco. Come biasimarlo, fa un lavoro che io non farei mai al mondo. Passa tutto il suo tempo a combattere una guerra persa. Passa tutto il suo tempo a provare a convincere il resto del mio corpo che si può vivere anche senza malattia. Che si può guarire. Mi verrebbe da dirgli che è un illuso ma non lo faccio. Non lo faccio perché se lo facessi probabilmente si ammalerebbe anche Lui. E io non posso permettere che anche Lui si ammali. La verità è che Lui sa come guarire. Io però non gli ho mai permesso di rivelarlo. So che un giorno voleva dire al Cuore, allo Stomaco, a Me, che la cura per questa malattia non arriverà mai, che Francesca non si ammalerà mai di Gabriele e che quindi questa malattia non ha senso. Per fortuna sono riuscito a fermarlo in tempo. Se non lo avessi fatto probabilmente ora non sarei più malato.
E allora sì che starei male davvero. Chissà che dolore vivere senza dolore. Chissà che male non essere malato. Chissà che trauma sarebbe perdere il mio trauma giornaliero.
Chissà che vita sarebbe senza vivere di Francesca.

Ho una gravissima malattia. Vi prego, non guaritemi.

 

Gabriele Longo

 

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