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Dopo tanto tempo – racconto di Simona Sorrentino

Dopo tanto tempo - racconto di Simona Sorrentino

Ero a casa di un’amica per una festa quando mi precipitai in bagno in preda ad una crisi causata da un intero miscuglio di emozioni. Non so cosa successe esattamente, forse quando ti metti troppo a pensare finisci per scavare nella tua mente facendo riemergere ricordi, pensieri, idee che ti causano dolore.

So solo che mi sentii incredibilmente patetica, mi guardai allo specchio e assistei allo spettacolo più pietoso di sempre. La faccia deturpata dalla tipica espressione che si assume quando ci si lascia andare al pianto, le lacrime si mischiavano al mascara che colò lungo tutto il viso. Chiusi gli occhi e abbassai la testa, non volevo più vedere la mia immagine riflessa nello specchio. Mi bastò sentire il rumore della porta che si apriva per coprirmi il volto e tentare invano di asciugare le lacrime, non mi andava giù l’idea che qualcun’altro mi vedesse in quello stato. “Ecco dov’eri.” Al suono di quella voce alzai lo sguardo incredula.

Lì davanti a me c’era il ragazzo che da sempre avevo ammirato dagli ultimi banchi della classe fin dalla prima superiore. Quello che avevo sempre considerato irraggiungibile e al quale avevo rinunciato perché mai si sarebbe accorto di me. La ragazza silenziosa, sognatrice, non mi si poteva definire bella, no, al massimo carina. Una ragazza è bella quando attira l’attenzione di tutti i presenti nel momento in cui entra in una stanza. È bella una ragazza che riceve occhiate dai passanti anche se ha i capelli legati in una coda disordinata ed è senza trucco. E io non ero così.

Tentai di uscire dal bagno, non mi andava di essere presa in giro, ma lui mi fermò.- “Per favore, fammi uscire.” Pronunciai quella frase quasi con un tono di supplica, evitando cautamente il contatto visivo. Lui mi mise due dita sotto al mento e girò il mio viso verso di lui, così da far incontrare i nostri sguardi . “Finalmente posso vederti senza maschere.” A quelle parole rimasi attonita, non avevo idea di cosa parlasse e diedi voce ai miei dubbi. -“Che intendi?” -“Intendo dire che per la prima volta vedo quello che nascondi continuamente dentro di te.Senza mostrarlo a nessuno.”- Continuavo a non capire.Trovarmi lì, con lui, in quella situazione mi creava un forte disagio e cercai nuovamente di andarmene sussurrando un flebile “scusa”.

Ciononostante le sue parole mi bloccarono subito, quasi come se al suono della sua voce si fosse innalzato un muro ad impedirmi il passaggio. -“Il tuo dolore.” -Rimasi in silenzio e non mi girai, le lacrime ancora una volta minacciavano di sgorgare dai miei occhi. -“Forse non lo sai, non te ne sei mai accorta. Ma io vedo quando, in classe rivolgi il tuo sguardo sempre oltre le grate delle finestre. Precisamente al treno che passa più volte sui binari. Ovviamente non so per quale motivo lo fai, immagino perché desideri irrefrenabilmente di trovarti in uno dei vagoni per scappare.”-

Strinsi le mani in due pugni e affondai le dita nella carne. La verità delle sue parole mi faceva quasi ingarbugliare lo stomaco. -“Noto anche i tuoi sospiri, quelli che tiri quando sei triste e il tuo sguardo è basso. Ti perdi tanto nei tuoi pensieri che nemmeno tu te ne accorgi.”- A quel punto alzai la testa verso il cielo, cercando di far fermare le lacrime che, per la seconda volta quella sera, scorrevano lungo gli zigomi. -“Vedo anche quando cerchi di ingannare chi ti sta intorno con i tuoi sorrisi, fingi di divertirti, ma non sei per niente convincente. È questo quello che intendevo quando ti parlavo di maschere.”- Decisi di prendere parola e mi girai con uno scatto. -“Se è vero tutto questo perché non ti sei mai avvicinato?Mi hai sempre ignorato!A malapena esisto per te!”- La voce era rotta dal pianto e rimproverai me stessa per non essere abbastanza forte. -“Io a volte mi sento..” – Il suo silenzio mi spronò a continuare. -“Io a volte mi sento in trappola in una bolla, lontana da tutti, sola, incapace di comunicare agli altri quello che sento.. Mi sento debole, perché vorrei essere abbastanza menefreghista da fingere che non m’importi. Ma io non sono forte… E la solitudine è ciò che più distrugge la mia finta indifferenza.. Se davvero ti sei accorto di tutto…perché non mi hai parlato prima?!”-

Dopo aver sproloquiato per la prima volta così tanto con qualcuno che prima di allora non mi aveva mai rivolto la parola, mi arresi alla volontà delle mie lacrime e lasciai che mi bagnassero il volto. -“Non so dirti esattamente perché. So solo che mi piaceva guardarti da lontano. Probabilmente ero troppo vigliacco per avvicinarmi, ma che importanza ha ora?”- Mi meravigliarono le sue parole. Lui, che dall’esterno appariva imperturbabile, non aveva il coraggio di rivolgere la parola ad una come me? -“Se è possibile sei ancora più bella quando piangi.”- A quella frase il mio cuore perse un battito.E quella che la segui li fece triplicare. -“I tuoi occhi diventano ancora più chiari. Riflettono tutto quello che hai dentro. Il tuo volto non mima più un’espressione di gioia, fallendo miseramente. È come se le tue emozioni latitanti uscissero allo scoperto mettendoti a nudo, proiettando quella sofferenza che io vorrei calpestare e prendere a fucilate.”- Singhiozzi accompagnarono il mio pianto ora.

Non riuscivo a credere a niente di quello che stava succedendo. Sembrava che una palla demolitrice avesse buttato giù tutte le mie difese. Mi sentivo estremamente vulnerabile. Le gambe erano molli e le mani tremavano. -“Se tu me lo permetti..” -Continuò senza smettere di fissarmi. -“Se me lo permetti vorrei aiutarti a sopprimere tutto il tuo dolore. Vorrei entrare con te in quella bolla di cui mi hai parlato, isolandoci da tutti, perché tanto degli altri non mi importa. Vorrei aiutarti a non avere bisogno più di maschere per vedere un sorriso sulle tue labbra. Se tu me lo permetti..vorrei essere io a riempire quella tua solitudine.”-

Dalla mia bocca non uscì mezza parola. Ma non ne ebbi bisogno. Mi fiondai tra le sue braccia. Tra le braccia di quel ragazzo che nell’arco di 15 minuti riuscì a distruggere la mia armatura. Quel ragazzo che sembrava sapere tutto di me ma del quale io non sapevo nulla. Quel ragazzo che non esitò a circondarmi con quelle sue braccia e che affondò il naso tra i miei capelli. Lui non poteva saperlo, ma le mie labbra formano un sorriso vero, vero dopo tanto tempo.

Simona Sorrentino

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