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Cosa essere nella vita – racconto di Marika Addolorata Carolla

Cosa essere nella vita - racconto di Marika Addolorata Carolla

Era una fresca serata di settembre ore ventuno. Aurora era uscita di casa con la sua giacca a vento blu, i suoi venticinque anni, le sue delusioni, la sua mancata voglia di vivere. Non disse a nessuno dove era diretta, da tempo preferiva il silenzio alle parole a suo avviso vuote e prive di emozione. Scivolata nella più profonda apatia quella sera si decise: sarebbe stata l’ultima. Non pensò molto, per una volta decise di seguire il suo istinto. Se si era ritrovata in quella circostanza la colpa era tutta del suo aver pensato sempre e troppo.

Il mondo non riusciva più ad ispirarla,gli esseri umani a mostrarle umanità. Camminava per le vie della città già desolate e buie nonostante il freddo ancora non fosse giunto. Le persone preferivano restare al caldo nelle proprie abitazioni, per lasciarsi cullare dall’ idea della stagione in arrivo e del tempo che passava. I lampioni del ponte emanavano una luce forte,quasi accecante sull’ ambra come quella delle gallerie e lei la odiava. Ultimamente non sopportava quasi nulla,nemmeno se stessa. Quella solitudine l’accompagnava da lunghi mesi e la presenza nella sua vita di numerose persone non riuscivano a frenare quel senso di inadeguatezza che provava. Si rifiutava di vedere le angolazioni diverse dello stesso scenario,focalizzava il suo sguardo solo su una direzione. Le era capitato più volte di restarci male. Di giorno riusciva facilmente a reprimere i suoi pensieri,la luce la distraeva,il Sole rappresentava il faro della salvezza:la speranza. Crudele era però la notte,quell’ oscurità che l’avvolgeva non appena il suo corpo gracile e delicato si rifugiava tra le lenzuola. Aurora sentiva il suo cuore stringersi nella morsa,in una gabbia. I suoi occhi grandi cercavano disperatamente di concedersi un lieve riposo,mentre la mente continuava a torturare la sua anima. Nessuna tregua in quella battaglia,ora non riusciva più a lottare, forse nemmeno lo voleva. Implorava tra le lacrime un Dio di poterla aiutare,la sofferenza che provava era insostenibile. Si era chiesta continuamente quale fosse la causa di quel tormento e la risposta fu:”E’il Mondo”. Ma come poteva un ellissoide così grande causare tanto male ad una creatura così piccola e indifesa?

Il problema di Aurora era la sua profonda sensibilità dalla quale non riusciva a liberarsi. Forse qualcuno realmente aveva giocato con la sua anima in un’altra vita,perché lei era un fiore raro. Riuscire a vivere quotidianamente con delle belve non l’aveva solo mutata,ma indebolita. L’uomo compie consapevolmente il male pur di ottenere una gloria vana. E’ così sciocco da credere che l’esistenza sia eterna,il tempo inafferrabile,il perdono dei vigliacchi,il bene dei fragili. Non si tratta di fede,ma di umanità, di imperfezione. Lei di certo già sapeva cosa voleva dalla vita. Essere sempre giovane dentro, sentire il tremolio delle gambe dinanzi all’uomo della sua vita anche se di anni ne sarebbero passati, ribellarsi alle ingiustizie, regalare alla nuova gioventù valori per i quali vivere ed essere disposti a morire. Se i corpi diverranno polvere, il ricordo dovrà essere immortale, solo in tal modo nascerà la differenza. Tutte le ricchezze prima o poi crolleranno come castelli di sabbia ,molti uomini cadranno nell’ oblio e con essi l’ammasso di ossa di cui sono fatti.

E’ importante , per questo, capire chi e cosa essere nella vita. Lei si era resa conto che la realtà è ben diversa. L’odierna civiltà vive di leggi primitive, il progresso è stato solo un fallimento, mentre morto è lo spazio per i grandi valori e gli idealisti. Si è finiti col divenire schiavi del tempo, degli impegni,dei pensieri futili; tutto questo mentre tramontano e sorgono nuovi soli. Aurora sapeva lottare per ciò in cui credeva. Nemmeno le persone sbagliate, che lungo il suo breve cammino aveva incontrato, l’avevano cambiata. I primi tempi, si vergognava delle lacrime, non accettava ciò che in fondo sentiva di essere, ma era solo pura paura. Provava a fingere a reprimere ogni singola emozione, ma periva dentro , come la fiamma di una candela intrappolata in un involucro di vetro si stava spegnendo. Era fragile come l’argilla, bastava poco per farla sgretolare. Una mattina si guardò in modo diverso allo specchio. Scostò l’asciugamano dal suo volto, lasciò che le ultime gocce d’acqua scivolassero lungo i suoi zigomi, spalancò gli occhi li scrutò a fondo e sorrise. Erano gentili e buoni, il cuore glielo aveva sussurrato e di questo ne era felice. Le persone riflettono la propria personalità in uno sguardo non è una bugia. Da quel giorno le cose erano andate in modo difforme da come le aveva immaginate. Ora non riusciva più a reggere gli urti. La forza era scomparsa.

Quella sera d’autunno l’aria era davvero fredda, riusciva a trapelare i suoi abiti, ma lei la sopportava senza alcun fastidio. Quelle molecole, avevano tessuto una ragnatela nel suo cuore sino a gelarlo. Lo scroscio dell’acqua del fiume che urtava le rocce, rompevano quel silenzio a dimostrazione del fatto che anche nella quiete qualcosa continua a muoversi, se pur lentamente ed invisibile. Aurora, però, era stanca di aspettare. Non credeva più in niente, quel pessimismo cosmico che stava combattendo l’aveva quasi distrutta. Come le fiabe il suo soffio vitale era stato risucchiato dall’ oscurità che si vantava di essere la vincitrice di quella battaglia, durata poco, ma combattuta con grinta. Il suo corpo era un peso, la sua testa un ammasso di pensieri insopportabili, opprimenti e soffocanti. Il fitto buio, non lasciava intravedere molto di quello che vi fosse in fondo sotto quel ponte, dove decise di farla finita. Nulla da perdere, niente aveva più senso. Se si vive svalutando anche la bellezza del Sole, dei colori del suo tramonto, se non è possibile portare luce a se stessi, agli altri, tutto perde la sua importanza.

La giovane si guardò attorno, per scorgere la presenza di qualche passante, non voleva essere fermata . Non c’era nessuno. La società è così perbenista, delicatamente menzognera che dietro ogni tragedia, mostra parole false, lacrime finte,come lo è la compassione incapace di produrre cambiamento dinanzi alla distruzione. Nessuno,o forse pochi, sono coloro che cercano incessantemente la verità, procedendo oltre l’apparenza. Lei desiderava andarsene nel silenzio più totale, senza dare alcuna spiegazione. Così né una lettera né un gesto,un semplice sfogo del fardello che custodiva dentro. Aurora non riusciva a piangere, era già morta anche se il suo muscolo cardiaco continuava a pulsare, i suoi polmoni a gonfiarsi d’aria. Stava recitando la parte di un essere vivente. Si alzò in piedi sul parapetto , i suoi piedi barcollarono, sollevò le braccia tenendole parallele al piano, guardò in basso. Il vento, la paura, il passato, i sensi di colpa non ci furono, non ci fu un bel niente.

Quella sera qualcuno la salvò, Aurora sentì il calore di due braccia stringerle il busto, arretrò con leggerezza. La sua massa non era sospesa nel vuoto, pronta a schiantarsi con il suolo, era ritornata al punto di partenza. Occorreva ricominciare, quella non era la risposta giusta ai suoi dilemmi,alla sua debolezza. Si voltò e vide un uomo. Lui non sollevò mai il suo capo da terra, si limitò a dirle: ”Credi che ne valga davvero la pena?”Aurora rimase in silenzio, non aveva parole. Lui si dileguò velocemente, scomparve quasi per magia, portandosi via quell’atto mancato. Nessun grazie, nome o un indizio che rimandasse a scoprire l’identità di quell’individuo. Tutto si concluse con un lungo silenzio, così come era cominciato. Quello non era il suo destino. Incominciò a piangere lungo il tragitto che portava a casa. Le sue lacrime erano calde in netto contrasto con il clima esterno. Il senno era ritornato in lei.

Quasi si vergognava di ciò che aveva quasi fatto. Niente e nessuno devono esercitare un’influenza così grande su nessun individuo. Occorreva ricominciare. Trascorse un anno da quel giorno, Aurora era rinata. Si sentiva meglio, le sue ferite stavano guarendo ora erano solo un brutto ricordo. Aveva incominciato a lottare per difendere il dono più importante: la vita. Era riuscita a trovare la voce della sua anima, distruggendo il caos del tormento e scoperto la quiete. Finalmente era riuscita ad accettarsi, a perdonare le sue fragilità. Da sola si era rialzata, perché ci sono battaglie che vanno affrontate da soli. Adesso lavorava in una piccola libreria , aveva lasciato da parte le finte amicizie, cercato qualcosa di nuovo. Quell’impiego rappresentava molto per Aurora era in fondo il suo sogno. Aveva la possibilità di conoscere molte persone di poter esprimere con più tranquillità i suoi pensieri. Come una primavera , la sua dolce anima era rifiorita per non appassire più. Quella sera c’era la presentazione di Guido Lapi uno scrittore della sua età che aveva esordito con il suo primo romanzo : Notte.

Aurora come sempre era un po’ agitata, fare delle domande non è semplice, bisogna che siano interessati, serie e non stupide. Quel libro parlava di una donna che aveva perso la voglia di vivere, che aveva tentato il suicidio,quella storia parlava in qualche modo di lei. Non aveva deciso di leggerne però il finale, ancora non si sentiva pronta. Arrivò sera incominciò l’intervista.
“Allora da dove nasce l’idea di voler narrare una storia così difficile?”
“Bella domanda. A dire il vero non è stata un’idea a farmi scrivere, piuttosto una riflessione tratta dal libro di Paolo Coelho. Se mi permette vorrei leggerla.”
Aurora annuì.
“Esistono molte maniere di suicidarsi. Coloro che tentano di annientare il proprio corpo offendono la legge di Dio. Ma anche quelli che cercano di uccidere l’anima violano la legge divina, benché il loro crimine sia meno visibile agli occhi dell’uomo”. Insomma ci sono persone che sono disposte a buttarsi via senza lottare,vivere,sperare.”
“Lei crede che sia facile rialzarsi, o ha scelto di narrare questa storia per fini puramente economici e di successo?”
“Altra domanda interessante, signorina Aurora. Il mio testo parte da una esperienza personale o meglio dire diretta. Un anno fa ero uscito dopo cena per fare una passeggiata lungo il fiume, ero immerso nei miei pensieri non riuscivo a scrivere da tanto tempo. Vidi una donna intenta a buttarsi giù dal ponte. La salvai, ma poi mi interrogai sui vari motivi che l’avevano portata a prendere una decisione così drastica .Quella donna mi ha permesso di scavare nell’ animo umano. Così ho capito che dovevo scrivere per coloro che necessitano di sperare, di essere ascoltati. Sono esseri speciali non pazzi .”
Aurora capì che quell’ uomo stava parlando di lei,della sua vita. Non sapeva più cosa dire.
“Grazie,non ho altro da aggiungere.”
L’incontro terminò poco dopo.

 

Marika Addolorata Carolla

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