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I Biangiganti – Racconto di Marco Faldi

I Biangiganti


La storia dei Biangiganti inizia tanto tempo fa, in un reame molto lontano e molto luminoso.

Il regno, formato da boschi e bianche montagne, era allora retto da una foglia; o meglio, da un insieme di foglie di varie dimensioni che formavano il corpo del re, soprannominato per questo motivo “il Re Foglia”. Al Re Foglia era stato donato in tempi antichi un oggetto magico potentissimo, di cui ora non poteva più fare a meno: una rosa a testa in giù dal bocciolo rosso vivace, su cui il Re saltellava, come si fa con un cavallo, e che era solito spronare ad una incredibile velocità per campi e pianure. La rosa andava così veloce che il Re poteva sorvegliare grazie ad essa tutto il suo immenso reame, e mantenere così l’equilibrio di quel bellissimo regno… Tutto questo però appartiene al passato… Un giorno la rosa rossa appassì; i suoi petali caddero e si posarono sulla terra. E, senza di essa, anche le foglie che formavano il corpo del Re cominciarono a scurirsi, poiché la verde linfa non circolava più liberamente come un tempo. Fu allora che il Re-Foglia, dopo aver chiamato tutti i suoi ministri e consiglieri, si decise ad andare a trovare la Strega Boscosa, che, come si intuisce dal nome, era nata e cresciuta nel bosco, dal quale non era mai uscita, e dal quale non voleva nemmeno uscire.

 

Era la signora del bosco, la sua custode e rappresentante; dominava i vari elementi, gli animali più docili e le fiere più selvagge. Grazie alla sua magia si era costruita una casupola tutta speciale: di giorno il tetto assorbiva i raggi del sole, così che, mimetizzata, la casetta diveniva invisibile agli occhi; di notte il tetto assorbiva invece i raggi della luna e delle stelle, così che anche coll’oscurità nessuno potesse venire a disturbarla. Era lei a scegliere quando, come e chi potesse incontrarla; il bosco era il suo reame dopotutto, e il Re-Foglia lo aveva sempre rispettato. Con questi pensieri che gli frullavano nella mente, il nostro Re varcò i confini della foresta, si addentrò fra i fitti alberi, cercando il cuore del bosco, perché era lì che sorgeva la casa della strega. Ma non gli fu per niente facile trovarlo: sbagliava e risbagliava sentiero di continuo, così che in men che non si dica scese la sera, e il bosco si ricoprì di un nero manto. Era il momento più pericoloso per un Re: quello di trovarsi solo, in un bosco incantato, di notte, al chiarore di quella luna che… tutt’un tratto si era fatta misteriosamente rossa… Il Re la guardò fissamente: così tanto le ricordava la sua amata rosa, la sua instancabile amica e compagna… Così tanto che una lacrima verde gli rigò le venature del volto-foglia, e cadde, posandosi, sopra una roccia bianca. “Non abbiate paura, mio Re”, ronfò una voce, “le rocce vi aiuteranno a portare il vostro fardello”. Quella roccia, che sembrava piccolissima, cominciò a sollevarsi, e tanto cresceva, uscendo dalla terra e smuovendola tutta, che sembrò al Re più una montagna che una semplice pietra. Era un Biangigante, una di quelle creature antichissime, nate quando nacquero le terre, di cui il Re-Foglia aveva soltanto sentito parlare nei miti e nelle leggende che gli raccontavano quando era ancora piccolino. Ora un Biangigante in pelle e roccia si ergeva con tutta la sua mole davanti a lui, ed era così bello e scintillante e possente, che il Re cadde in ginocchio dall’emozione, e con lo sguardo rivolto ai suoi enormi occhi di pietra lo pregò con queste parole: “Biangigante, eterna creatura di questo reame, mai avrei creduto che un giorno mi sarebbe stato concesso l’onore di vederti… Ma ora che sei qui, ti devo chiedere un favore: aiutami, aiuta il tuo Re, a trovare la casa della Strega-Boscosa!

Essa si nasconde agli occhi, grazie agli incanti e alla magia. Solo in questo modo, solo se mi aiuterai, potrò ri-garantire, come un tempo, l’equilibrio degli elementi e del mio regno… Altrimenti, tutto è perduto per me…”. Il Biangigante lo guardò con aria misteriosa e sorniona, poi aprì l’enorme bocca che divenne grossa quanto una caverna e cominciò a intonare un canto… Era “Il richiamo della Montagna”, il mezzo grazie a cui i Biangiganti potevano comunicare a distanze anche enormi. La terra tremò così tanto che il gigante prese delicatamente il nostro Re-Foglia e lo posò su di un albero per tenerlo al sicuro; ed ecco che in un baleno venti o forse trenta di quelle creature cominciarono a spuntare da tutte le direzioni, facendosi strada tra gli alberi. Ogni gigante era diverso dall’altro, l’unica cosa che li accomunava era il colore bianco della loro pelle-roccia: alcuni erano tutti attorcigliati su se stessi, altri erano invece melodici e lisci; alcuni avevano lunghi cappelli, altri lunghe vesti e mantelli che li ricoprivano dal petto fino ai piedi. Quel che avvenne allora ebbe del miracoloso: se tu fossi stato là avresti potuto vedere in quella splendida notte una torre smisurata che dalla foresta saettava su fino allo spazio ed oltre; una torre di marmo eburneo, composta di tutti quei giganti che erano saliti uno sopra all’altro, e che si erano incastrati in modo così perfetto che avresti detto che uno solo era il corpo di quella magnifica opera. Tutt’un tratto il Re capì cosa stava succedendo: la torre di pietra era così alta che andò ad oscurare la luna, bloccandone i raggi che venivano poi assorbiti dalla casupola della strega rendendola invisibile. L’incantesimo della strega, solo per quella notte, si interruppe: il Re-Foglia vide la casa, e vide la Strega-Boscosa, che era così impaurita da quello che stava succedendo che acconsentì senza obiettare al desiderio del Re: “Voglio che le rose, da oggi,”, disse il Re, “non durino più solo per un giorno, che non siano più simbolo di fugacità; voglio che le rose diventino eterne, e che il loro colore e profumo resti sempre lo stesso, accesso, brillante e rosso”… … Dopo questa incredibile avventura la vita nel reame del Re-Foglia tornò come prima; anzi meglio di prima: la superbia della strega era stata abbattuta, le rose potevano ora brillare nell’immensità del tempo e i Biangiganti, risvegliatisi dal lungo sogno, ricominciarono a solcare le terre e le montagne di quello splendido regno, un regno retto dall’equilibrio e dall’armonia del nostro amato Re-Foglia e della sua rosa a testa in giù.

 

Marco Faldi

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