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Altro che Ulisse – Racconto di Marialba Albisinni

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Le 7.00 del mattino, il ticchettio delle ciabatte sull’asfalto, il cinguettio che li accompagna, il garrito dei gabbiani, intrepidi vivono l’inizio di un nuovo giorno. Tutto prende vita nell’incantevole paesaggio del Circeo.

Il fresco e il caldo del mattino, in un unico amplesso inebriava il suo corpo colorato dal sole di quei giorni.  Rigonfiava i polmoni di aria fresca e pulita, fuori le preoccupazioni, i suoi passi e la meta di godersi l’atmosfera del mare, il silenzio, la tranquillità mattutina.  Tutto in un incantevole scenario, una gestalt cosmica di bellezza. Ogni suo respiro aveva un senso, poi lasciava andare l’aria come a dissolvere i pesi accumulati nell’inverno; lo faceva con goduria, con leggerezza. Era una sensazione piacevole, di calma pacifica e salutare; una quiete, raramente sentita in quel mondo ormai in regressione. Era la pace di quando nessuno ti disturba e non vuoi essere disturbato e stranamente non lo sei. Amplificato dall’esserne la sola a farlo in quel momento, una goduria infinita.  Era pienamente connessa nell’ affetto vitale di se stessa nel mondo.

Suo marito era lontano, le ragazze dormivano. Intrepide la sera, al mattino faticavano il risveglio. Mara   e le sue sensazioni, aperta al piacere del bello, ne godeva pienamente; quelle sensazioni che solo il distacco dalle tante faccende da sbrigare ti può regalare, il distacco dall’ordinario giorno. Era leggera. I bei momenti che amava, quelli per sé; il silenzio della natura, si sentiva ancorata al mondo che desiderava e c’era, lo respirava. Sperava qualcosa di diverso … invece come sempre e come in tante situazioni anche lì al mare si era ritrovata in un luogo isolato. Gli anziani dormivano, le ragazze chissà, abbandonate ai loro sogni più belli, quelli adolescenziali, che si fanno prima del risveglio del mattino.

L’atmosfera era singolare… nessuno accanto, sarebbe stato interessante scrivere insieme la pagina di quella nuova giornata. Da sola, ascoltava come sempre la vita e l’accoglieva. Girata la curva, l’attesa, ma il bel silenzio amplificava la sintonia tra sé e quel quieto mondo. Lei e il ticchettio sull’asfalto, lo sguardo verso il basso, alzandolo solo case, i grandi pini che sembravano toccar il cielo come se avessero lunghe braccia, poi finalmente il piede che sprofonda nella sabbia, le sue impronte, la grande spiaggia, il nulla o il tutto e l’immenso mare. Quel sole che si innalzava e dava il buongiorno con il riflesso magico sulle acque del mare. Al mare di prima mattina sembra che il sole ti saluti, è alto imponente, si pone al giusto orizzonte, lo puoi anche guardare … è un incontro singolare che aiuta ad alleggerire l’anima dalle disavventure della vita e all’improvviso il cervello sembra leggero, si svuota in strana amnesia. Poi quell’onda, l’approdo consequenziale delle altre sul bagno asciuga; lo sguardo verso l’infinito e l’immenso. Bello è tutto così pacifico, la natura la rincuora sempre, è cosi disponibile, ed è sempre a portata di mano. Era da sola, soltanto qualche addetto alla spiaggia, ma erano molto distanti da lei. Alla sua vista, solo cauti movimenti, sistemavano la spiaggia, piantavano gli ombrelloni per gli ospiti. Le piaceva questo momento di accoglienza.

Le rievocava l’immagine nel suo studio.  L’arrivo al mattino, quando la sua mano girava la chiave, la stringeva e dava quelle tre mandate per aprire la finestra blindata, era il secondo buongiorno alla vita. Il primo era riservato alle sue amate ragazze. In quel luogo, accoglieva gli animi umani turbati dalle esperienze della vita, trascorreva giornate intense… c’era gran parte di lei. I cuscini riposti sulla testiera delle grandi e comode poltrone, lì riposti dalla sera prima, al mattino venivano spostati sullo schienale, preparati in esclusiva per chi poserà  i suoi pesi esistenziali. Era un rituale semplice e delicato, un gesto intenso e ricco di significato. Se si rende vitale il momento del primo sguardo, il momento del primo approdo è facile sentirsi accettati e spesso noi umani soffriamo nell’incuria altrui – l’accettazione, un tema importante per tutti; così questi gesti divennero prioritari, più delle parole, quelle poltrone_ una culla. E’ il primo gesto empatico che fa già in loro assenza, un modo silenzioso e preparatorio di connettersi con gli altri umani in sofferenza.  Da quel momento il paziente è già presente nella mente del suo psicoterapeuta, gli è già stato riservato il primo pensiero; la cura emotiva è già in quell’atto reso.  In un luogo cosi intimo, senti la vita che si intensifica oltre lo sguardo, nel gesto; intenso come quel sole che s’innalza e abbraccia il giorno di tutti coloro che ne sapranno godere. Mara, preparava l’accoglienza per i suoi pazienti, quelle persone con le quali si crea un legame speciale, la fiducia di comprendere la vita, il capire come uscire dagli abissi del momento.

 

Quest’anno la spiaggia era in un luogo diverso, la sabbia, non era bianca caraibica come quella della sua Puglia; la sabbia era desertica, la costiera comunque bella e fascinosa. Un luogo in cui si narrava la vicenda di Ulisse e la Maga Circe. Mara ne sentiva la magia. E’ impossibile non immaginare qualche scena dell’Odissea; lo sbarco di Ulisse, uomo forte e virile e la Maga Circe, donna seduttiva che abbaglia l’uomo che le porge lo sguardo, oltre che con l’astuzia, con la sua grazia e la sua bellezza. Dovremmo imparare un po’ di più da lei… Un uomo e una donna che si incontrano con i loro destini e con le loro attese su un’isola e il non sapere quali emozioni ci saranno. Quale incantesimo più affascinante?

Seduta sulla sabbia nell’immensa goduria del mare, le onde approdavano sulla spiaggia. Il promontorio del Circeo sulla sua destra e l’enorme spiaggia estesa da ambe i lati. Alle 7.00 del mattino c’erano pochi segni di vita umana e tante sensazioni.  Gli occhi sulle ultime pagine di Kundera “l’Identità”, le riflessioni che scorrevano velocemente, il tutto in una mistica atmosfera.

All’improvviso, indisturbati le passano accanto … ne rimane colpita. Alti, belli, dinanzi al loro il mare, scuotono col la loro quiete il suo animo. Una donna sola sulla spiaggia alle 7.00 del mattino. Il suo sguardo si solleva dalle pagine del libro per guardarli. Silenziosi, pieni di mistero. Li avrebbe immortalati in un dipinto. Avevano una certa età, probabilmente più di una settantina; armoniosi nel loro insieme, silenziosi e perfettamente in sintonia con l’atmosfera del mare del mattino e soprattutto col suo stato di introspettiva quiete. Lui dalla barba bianca, ricordava un vecchio saggio ma dinamico e allo stesso tempo gaudente della vita. Lei una donna magra e bella, dai capelli bianchi. Le viene in mente una storia di donna, serena con se stessa, una di quelle che non deve misurarsi con nessuno, non competitiva, sa il fatto suo_ le ricorda se stessa e si proietta nella sua vita… il sogno di avere accanto, un complice di vita. Il suo costume azzurro la colpisce, indossata da una donna di una certa età … ma la freschezza non ha età se c’è l’eleganza, è un insegnamento che questa donna le ha trasmesso senza conoscerla. All’improvviso il loro calarsi decisi nel mare, un passo da persistenti, che fascino ha la persistenza che da sempre le appartiene. Guardare una meta e non perderla di vista. Loro intenti a raggiungerla, un momento pieno di fascino anche se non definito esattamente di cosa si trattasse. Quante distrazioni ha nella testa Mara… ripone gli occhi su Kundera e dopo poco si volta a cercarli, ma sembrano scomparsi nel nulla.   Guarda il mare, il sole che si solleva ancora un po’_ scatta come di consueto qualche foto e rimane assorta in quel piacevole silenzio. Si chiede ancora che fine abbiano fatto i due curiosi anziani, cosi affascinanti, eleganti e complici di una meta implicita.

Guarda il mare, all’orizzonte nota qualcosa. C’è qualcuno? – No, le sembra impensabile che le persone si spingano senza supporti, cosi oltre nel mare, toccano l’orizzonte. Sembra una palla immobile,  _una boa, eppure intuitivamente pensa che sia possibile… Ne vede un’altra ma è troppo distante dalla prima. Immagina due sub, ma non sono immersi nell’acqua.  Sono veramente distanti. Mara entra un po’ in ansia, capisce che in caso di difficoltà non potrebbe certo andargli a salvare. Ma ancora non sa definire cosa siano. Permane la strana sensazione… Poi ormai distratta dai suoi pensieri ripone lo sguardo su Kundera. Come scrive bene quest’autore_ immagina che possa imparare molto dalla sua scrittura, cosi essenziale ma al contempo profonda, cosi descrittiva ma al contempo introspettiva, la ispira molto. Mai pesante_ scorrevole e leggero, come deve essere un romanzo letto in vacanza, letto sulla riva del mare. Pensa al prossimo acquisto e sicuramente sarà un altro libro di Kundera. E’ deliziata_ la riporta a riflettere sulle molteplicità che noi tutti abbiamo; quella parte adattiva alla vita con gli altri e quella parte invece più intima, riflessiva, ricca di immaginazioni, di fantasie che è universale per tutti.

Com’ è complicato l’uomo_ entra nei conflitti e non sa trovare mai quelle mezze misure che sono una vera salvezza e invece basterebbe riconoscere la molteplicità che abbiamo e farne finalmente pace. Poi molte persone per la paura di perdere le rassicurazioni e il buon fittizio senso della vita non si concedono neppure di fantasticare, eppure è tutto presente in noi; possiamo permetterci il tanto, usando sempre il buon senso della saggezza o dell’ironia che aiuta. Mara non potrebbe mai rinunciarvi.

Chantal e Marc i protagonisti del libro, due personaggi facili da intuire al mondo di oggi; lei una donna matura, è comunque incastrata in una relazione poco libidinosa e alquanto sterile.  Anche lei è ferma in una   relazione rassicurante e non si capisce se ama. Una storia di donna moderna ma che si ripete fino a ricordarmi gli albori della narrazione che Flaubert fece di Madame Bovary. Sembra che la storia si ripeta, in un epoca diversa, un linguaggio differente, ma la tematica resta sempre la stessa. La prigionia non solo di una donna ma anche di un uomo, ancorato alla sua pretesa di essere l’unico e alla pretesa di un possesso perenne, è il disconoscimento dell’evoluzione psichica, quell’apertura mentaleche manca  verso la libertà di viversi la propria intimità e la libertà di viversi il rispetto della complicità implicita con l’altro. Prendere qualcosa per sé e regalare qualcosa di sé. Sarebbe il compromesso per una vita felice se gli altri non ne approfitterebbero a prendersi più di quel che si può e se noi riuscissimo a rispettare la nostra intimità proteggendo le persone a cui vogliamo bene. C’è sempre poca integrazione tra le parti più intime e il bisogno rassicurante che riponiamo nell’altro. Nella modernità di Kundera forse questo è maggiormente integrato, perlomeno c’è la libertà di far scorrere i pensieri, le sensazione, le fantasie e il connettersi  ad un legame che poi rassicura. << Non è forse questa la vita?>>.  C’è l’accettazione di entrambi, non passiva ma maggiormente vissuta nel tormento e poi nella consapevolezza. Lui dall’altra parte è alla ricerca della donna assoluta, quel senso di possesso che l’uomo deve avere non so se per natura o per mancanza di evoluzione umana. Forse questo ha a che fare con uomo più tradizionalista; in realtà tutto ciò mi ricorda qualcuno. Chantal  le ricorda se stessa, le moltitudini di Mara, la giustifica, la comprende, la solleva nella condivisione e solidarietà esistenziale. Mara intanto, guarda ancora in modo insistente le due boe, o quel non definito oggetto all’orizzonte del mare.  Sono fermi, poi a tratti si muovono, sono strani hanno una distanza poco ravvicinata tra di loro. Poi individua un colore … non rintraccia nulla nella sua memoria << boe bianche? mai viste >>. Ripensa agli anziani, l’hanno fatta sognare. L’hanno distratta dalle pagine di Kundera, da se stessa ma al contempo riavvicinata ad parte importante che spesso viene dimenticata.

<< Una coppia che si rispetta in silenzio con la stessa meta, chissà se sono felici, intanto trasmettono serenità, fanno sognare >>.

Un sogno per Mara. Avere qualcuno accanto con cui non devi lottare per essere te stessa, ma in fondo c’è chi nasce combattente e si cerca qualcuno con il quale potersi affermare e allora si ricerca le complessità, per non perdere la propria persistenza_ è cosi viva la persistenza. _Tra i due, sembra tutto serenamente condivisibile. Un sogno, una vita senza dare spiegazioni a nessuno e un compagno complice nella tua esistenza. Già! le passano nella mente tutte le lotte di coppia affrontate con suo marito e il loro essere completamente diversi. Una vita in parte adattata alla vita degli altri, una vita a lottare per affermare la sua personalità. Eppure avrebbe voluto altro_ ma chi non desidera ciò che non ha? Il diverso aiuta ad affrontare la vita e a volte la conquista di quella complicità, diviene la vittoria più grande. In fondo Mara, ha sempre aiutato suo marito a fare qualcosa di diverso dalla sua ordinarietà, o dall’ordinarietà di sua madre, a lasciare andare quel qualcosa di cui è prigioniero. Lo spinge a fare esperienze di vita più liberatorie e a lasciarsi a più concessioni verso se stesso e soprattutto più riflessione nella prigionia cui costringe anche gli altri. Chi glielo fa fare? Sarà un uomo salvato o un uomo tormentato? Mara è diversa. S’ immergerebbe in un’esperienza ogni giorno. Avrebbe vissuto liberamente. Lui in fondo lo sapeva, ne fu attratto. Fu il primo a capire l’indole di lei. Prima di me, prima della analista a cui Mara si era affidata, eppure lei è in parte sua prigioniera_ ma la vita mi ha insegnato che in ogni prigionia è necessario trovare il proprio margine di libertà.

All’improvviso vede quell’indefinito bianco avvicinarsi … ma sono ancona troppo lontani. Cosa saranno mai? Immagina che siano gli anziani scomparsi così improvvisamente dalla sua vista; ma dove vanno i pensieri? Divagano senza controllo…

Sarebbe stato incantevole. Mara, tutta sola, alle 7.00 del mattino, l’aria fresca del mare col sole che si innalza, lei, la donna che legge il suo libro sulla spiaggia, le onde del mare e il divagare dei suoi pensieri. Sfiorata da due anime in due bei corpi eleganti anche se anziani … complici nella loro meta. Ecco la pagina scritta della sua vita in quella giornata d’estate. Era nel presente, era serena, connessa con tutte le parti di sé, altre anime affini e il mondo. Gli occhi riposti sulle ultime pagine del suo libro. L’identità di ognuno di noi è complessa_ le esperienze, le frustrazioni e le tante attivazioni che si scatenano ci rendono vivi… presenti. Dobbiamo fare sempre i conti con la nostra molteplicità, è l’unica soluzione che azzardo.

Alza lo sguardo, _ incredula, stupita, comincia ad individuare lui… avanza cauto. Lei ancora distante. Pensa, come potrebbe aiutarli, se avessero un malore? Si guarda intorno, c’è sempre qualcuno che sistema gli ombrelloni… ci sarà il bagnino che potrebbe soccorrerli. Intanto eccoli, pian piano si avvicinano al mondo terreno. Stupita sorride a se stessa. Riemergono col volto sereno, approdano dalle acque del Circeo, approdano dolcemente come se fossero delle onde del mare_ altro che Ulisse… qui c’è l’apoteosi della vita. Silenziosi, eleganti, più belli di prima le passano accanto, si sente sfiorata da una complicità, la loro anima è in quell’istante in sintonia con la sua. Un sogno, una meta comune, la semplicità del vivere le stesse cose, oltre le parole, oltre le battaglie… in silenzio. Col passo deciso e cauto allo stesso tempo, loro gli anziani alti, magri e belli del Circeo. I miti di questa mia estate. Ho sognato, _una meta comune, un tacito accordo, che insieme, senza nemmeno guardarsi, senza nemmeno parlarsi, come noi, distanti ma affini rispettiamo i nostri passi… con lo stesso tragitto, lo stesso amore, restiamo in silenzio. Io che navigo nei turbamenti altrui. Oggi, un giorno d’estate nell’incanto del Circeo, alle 7.00 del mattino, con altri due umani, nel silenzio, senza guardarci negli occhi ho nuotato nell’incanto nella vostra quiete… la nostra meta comune

 

 

Marialba Albisinni

 

 

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