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A tutta birra – Racconto di Manuela Corsino

A tutta birra - Racconto di Manuela Corsino

C’è stato un tempo in cui anch’io sono stata bambina. Immagini sbiadite affiorano dal passato. Il mare, la sabbia, una bambina che rincorre una piuma trascinata dal vento. Ero io quella bambina. Un secolo fa, una vita fa. Oggi di quella piccola creatura non rimane più traccia, solo il desiderio di poter ancora rincorrere una piuma lungo una spiaggia, anziché starmene qui in un letto d’ospedale immobilizzata per una stupida caduta.
Sono vecchia.
Non so bene quando lo sono diventata. Una mattina guardandomi allo specchio mi sono ritrovata vecchia. Vecchia e stanca. Così, all’improvviso. E da quel momento le settimane, i giorni hanno cominciato a scivolarmi via tra le dita, come minuscoli granelli di sabbia, senza che li potessi fermare.
Ma oggi è un giorno speciale e non ho voglia di intristirmi per il tempo che scorre inesorabile. Oggi è domenica e la domenica mia figlia viene a trovarmi con Luca, il mio nipotino.
Vivo ogni istante della settimana nell’attesa di questi incontri, brevi ma vitali, sufficienti a darmi la carica per resistere tutta la settimana, fino alla domenica successiva.

Mio nipote ha dieci anni e, a sentire mia figlia, è una vera peste. Io non lo credo. Penso solo che Luca risplenda di argento vivo e che sia animato da una grande curiosità di scoprire il mondo. A quell’età chi non lo è? Vederlo mi riempie il cuore, ascoltare le sue marachelle mi fa sentire di nuovo giovane, poterlo guardare mentre corre e salta mi dà gioia.
Saranno qui a momenti. Mi sembra già di sentire un certo trambusto in corridoio. Non distinguo le voci ma all’improvviso la porta della mia camera si spalanca e un piccolo ciclone fa il suo ingresso.
– Nonna! – urla incurante dei cartelli disseminati per l’ospedale in cui si invitano i visitatori a non disturbare la quiete dei pazienti.
– Luca, tesoro mio! Vieni dalla tua nonna che ti spupazza un po’ – gli rispondo allargando le braccia per stringerlo a me.
Ma Luca non accetta l’invito e come ogni volta mi rimbrotta fingendo di accigliarsi
– Nonna! Lo sai che ormai sono grande e non mi piace più essere spupazzato! –
E’ la stessa scena, ogni volta che ci vediamo. E’ il nostro modo di salutarci, una specie di rituale tra me e lui. Mia figlia pensa che mi stia rimbambendo per via dell’età e sospira tutte le volte dicendo – volete smetterla voi due? Se fate un altro po’ di chiasso ci cacceranno via! –
Ma mai nessuno è venuto a dirci qualcosa. Anzi credo che un po’ di trambusto faccia bene a tutti quanti qui dentro, per ricordarci che siamo ancora vivi.
– Nonna – mi dice Luca spingendo la carrozzina verso il giardino – abbiamo una sorpresa per te –
– Davverooo! Mi piacciono le sorprese… Dai, spara! –
– Mamma e papà hanno deciso che verrai a vivere con noi per un pò –
Per un attimo resto senza parole. Io una casa ce l’ho già e ci vivo da cinquantadue anni, da quando mi sono sposata.

Non ho intenzione di rinunciare alla mia libertà, né di far pesare agli altri la mia presenza.
– Hai sentito nonna? –
– Certo Luca ma… come mai? – chiedo cercando di intercettare lo sguardo sfuggente di mia figlia.
– L’infemiera domenica scorsa mi ha detto che tra poco verrai dimessa e siccome non puoi più stare a casa da sola ho pensato che potresti venire a stare un po’ con noi, almeno fino a quando non avremo trovato una badante –
– Una badante? E chi la vuole la badante? Io posso badare a me stessa da sola, come ho sempre fatto. Non penserai che per colpa di una gamba rotta, che tra l’altro è quasi guarita, io non possa più vivere da sola?! –
– Mamma! Lo sai benissimo che non è solo la gamba. C’è dell’altro…. Il diabete, la pressione alta. Devi prendere un sacco di medicine ad orari ben precisi e mangiare in modo sano –
– Io mangio in modo sanissimo! –
– Certo con tutto quel sale e quel burro che metti nel cibo….. E i dolci? Vogliamo parlare di quanti dolci ti mangi? – mi aggredisce rossa in viso per la rabbia.
– Che sarà mai… – minimizzo – un cioccolatino ogni tanto – Strizzo l’occhio a Luca che condivide la mia passione per la cioccolata. Lui sì che può capirmi! Non certo mia figlia che è secca come un’acciuga e si nutre di aria e vegetali.
– E poi…. se permetti – aggiungo stizzita – questa è la mia vita e nessuno può decidere cosa sia giusto o sbagliato per me, almeno fino a quando non sarò rimbambita del tutto! –
– Smettila di fare i capricci mamma! Io non posso occuparmi anche di te. Non ce la faccio! Lavoro dalla mattina alla sera e poi devo pensare anche alla casa e a Luca e a Carlo. Come pretendi che possa seguire anche te? –
– E chi te lo ha chiesto? –
– Ne abbiamo già parlato mamma. Non posso abbandonarti sola a casa. Hai visto cosa è successo l’ultima volta? Quindi le soluzioni sono due: o ti trasferisci da noi o prendiamo una badante, non vedo alternative!-

Luca sbuffa, spazientito da quei discorsi da grandi. Non voglio rovinare il pomeriggio. Ho aspettato tutta la settimana per vederli e ora non intendo sciupare tutto.
– Vedremo…- dico, fingendomi rassegnata per chiudere il discorso.
– Va bene mamma. Intanto che tu stai qui con Luca faccio un salto dalla caposala per chiederle se è stata decisa la data delle dimissioni. Luca, mi raccomando, bada alla nonna e attento con la carrozzina –
Mia figlia si allontana e l’aria diventa subito più respirabile. Quand’è che i ruoli si sono invertiti? Quando mia figlia è diventata mia madre?
– Nonna ti ho portato una cosa – mi confessa Luca con espressione complice.
– Che cosa? –
Luca estrae dalla tasca un cioccolatino e mi dice – un Bacio –
Prendo il cioccolatino, commossa – grazie, caro – Una lacrima mi scivola giù, lungo la guancia.
– Che fai nonna, piangi? –
– Non è niente, piccolo. Mi deve essere entrato un moscerino nell’occhio. Su dai, adesso spingi la carrozzina. Andiamo a vedere le anatre nello stagno –

Quello è il momento che preferiamo, io e Luca. Quando la mamma si allontana per parlare con la caposala e noi restiamo finalmente soli. A quel punto Luca afferra le maniglie della carrozzina e mi spinge lungo il vialetto asfaltato che scende giù fino allo specchio d’acqua in fondo al parco.
Prende una bella rincorsa e inizia a correre con tutte le sue giovani forze, poi all’inizio della discesa salta sul poggiapiedi dietro la carrozzina e via…..
– A TUTTA BIRRAAA! – urliamo all’unisono lasciando che il vento ci scompigli i capelli e che l’adrenalina ci scorra nelle vene.
La carrozzina sbanda, oscilla, rischia di finire in acqua. Ma Luca ormai è diventato bravissimo e riesce a saltar giù e a frenare prima che succeda qualcosa di grave.
– Ti è piaciuto nonna ? – mi chiede quando ci siamo entrambi ripresi dalla paura.
– E’ stato fantastico, come quando da bambina mio papà mi portava sulle giostre –
– Sulle giostre? Com’erano? Dai racconta, nonna –
– Va bene, prima però ho bisogno di un dolcetto – gli dico scartando il Bacio che mi ha portato. Poi, dopo che ho assaporato con gusto il mio cioccolatino, comincio a raccontare una storia per metà vera e per metà inventata, perché alla mia età, si sa, la memoria non è più quella di un tempo e si finisce spesso per confondere la realtà con la fantasia.

Manuela Corsino

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